
Le tariffe dei servizi bancari
I prezzi più "caldi" e più "freddi"
La dinamica dei prezzi al consumo in Italia
Questa Newsletter ha cadenza mensile ed è rivolta a consumatori, associazioni di categoria ed istituti di ricerca. Offre dati e analisi sulle più recenti dinamiche dei prezzi e dei mercati attraverso una sintesi iniziale e successive sezioni di approfondimento.
La Newsletter, curata dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico, con il supporto tecnico dell'IPI, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell'Area Euro. In questo numero è inserito un approfondimento sulla dinamica delle tariffe dei servizi bancari.
Una sezione è dedicata all'analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia.
A seguire, un'analisi della dinamica dei prezzi al consumo in Italia nel febbraio 2009 e nel febbraio 2010 per le diverse tipologie di beni e servizi.
La sezione successiva contiene una disamina sull'evoluzione dei consumi, cui fa seguito un confronto internazionale sui bilanci delle famiglie.
Un capitolo è dedicato ai mercati energetici nazionali ed internazionali, attraverso l'analisi del tasso di cambio euro-dollaro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali paesi europei.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.
A febbraio, il tasso d'inflazione nella media dei paesi dell'Area Euro registra una variazione pari a +0,9%, in leggera decelerazione rispetto al +1% di gennaio 2010. Il dato medio riflette il rallentamento del processo inflativo nei principali paesi con l'eccezione della Francia dove, su base annua, l'inflazione sale dal +1,2% di gennaio al +1,4% di febbraio. In particolare, in Spagna il tasso d'inflazione passa dal +1,1% al +0,9%; in Germania scende dal +0,8% al +0,5%.
In Italia, a febbraio, il tasso di inflazione calcolato in base all'indice armonizzato ritorna sui valori di dicembre flettendo dal +1,3% di gennaio al +1,1% di febbraio. Il differenziale con l'Area dell'Euro continua a restare stabile sui 2 decimi di punto.
Anche l'inflazione di fondo (calcolata cioè al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) registra una leggera frenata. In Italia, l'incremento su base annua scende dall'1,4% di gennaio al 1,2%. Nell'Area Euro la core inflation passa dal +0,9% segnato in gennaio al + 0,8%.
La dinamica dei beni energetici nel nostro Paese resta ancora positiva in febbraio (+0,5%) rispetto a 12 mesi prima ma rallenta rispetto a gennaio (+0,9%). I beni energetici registrano una sensibile decelerazione anche nella media dei Paesi dell'Euro (+3,1% in febbraio, era +3,9% in gennaio rispetto allo stesso mese dell'anno precedente). In rallentamento anche i prezzi dei beni alimentari non lavorati rispetto a dodici mesi prima in Italia (+0,2%, +0,5% in gennaio), mentre continuano a flettere nella media dell'Area Euro (-1,2% in febbraio come in gennaio).
A febbraio la dinamica tendenziale dei prezzi dei servizi resta stabile sui valori di gennaio in Italia (+1,9%) mentre decelera nella media dei Paesi che adottano la moneta unica (+1,3% in febbraio contro il +1,5% di gennaio).
Divari molto contenuti nell'inflazione media con i Paesi dell'Euro sottendono, peraltro, il persistere di sensibili differenze per alcune categorie di beni e servizi. In febbraio, il differenziale inflazionistico a favore dell'Italia risulta particolarmente significativo per alcuni prodotti: in testa alla graduatoria si trovano i trasporti aerei di passeggeri, l'elettricità, i combustibili liquidi ed i supporti di registrazione.
Per converso, il differenziale inflazionistico è particolarmente sfavorevole all'Italia per i trasporti passeggeri per ferrovia, i servizi postali, le apparecchiature per l'elaborazione delle informazioni, le attrezzature telefoniche e telefax.
In ambito europeo, l'andamento tendenziale dei costi sostenuti dai consumatori per i servizi finanziari, in base all'indice armonizzato, è in accelerazione a partire dalla fine del 2008. Da aprile 2009 si registra in Italia una crescita significativamente superiore a quella dell'Area Euro, in controtendenza rispetto all'ultimo biennio quando la dinamica nazionale di questa tipologia di tariffe era stata inferiore a quella della media dei Paesi dell'Euro.
Nel 2009, rispetto all'anno precedente, le tariffe dei servizi bancari sono cresciute del 2,1% nella media dei Paesi dell'Unione monetaria; in Italia sono aumentate del 3%, un valore inferiore soltanto al 3,6% della Spagna. In Francia sono aumentate dell'1,6% e in Germania del 2,1%; nel Regno Unito le tariffe sono in lieve discesa (-0,3%).
Il differenziale dei tassi di crescita che tende a crescere rende maggiormente svantaggioso per i consumatori italiani, rispetto a quelli dei principali Paesi comunitari, svolgere le attività bancarie di deposito, incasso e pagamento.
Secondo recenti stime, nei Paesi dell'Unione Europea la spesa per il c/c in Italia è superiore a quella di tutti gli altri Paesi considerati. Analizzando i valori medi delle varie stime disponibili per gli altri Paesi, l'Italia presenta la spesa per il c/c più elevata, con differenze di costo che vanno dal 14% rispetto alla Germania all'83% nel caso dell'Olanda.
A febbraio l'inflazione rallenta la sua corsa (+1,2% rispetto all'1,3% di gennaio), continuando ad essere sospinta dagli aumenti della benzina (+15,7%), del diesel (+7,5%) e del gasolio da riscaldamento (+6,7%).
Altri significativi tassi di crescita tendenziale dei prezzi riguardano prodotti tra cui: l'uovo di cioccolata (+5,5%), l'aglio (+5,3%), le cipolle (+4,8%), la confettura di frutta (+3,9%).
Nel loro insieme, i primi 10 prodotti incidono per il 3,6% sul totale dei consumi delle famiglie e contribuiscono con il 31,8% all'aumento complessivo dei prezzi di febbraio.
(1) Le elaborazioni fanno riferimento a una selezione di 200 posizioni rappresentative sulle 521 del paniere Istat 2010. Le posizioni rappresentative sono un insieme di beni e servizi che costituisce il maggior livello disponibile di disaggregazione.
L'indice NIC dei prezzi al consumo di febbraio è in parte raffreddato dalla diminuzione tendenziale delle quotazioni di numerosi beni alimentari di largo consumo.
Mostrano, infatti, una dinamica in flessione l'ananas (-5,4%), i crostacei freschi (-5,3%), le patate (-5%), la frutta (-4,1%), l'olio di semi di girasole (-3,9%), la pasta di grano duro (-3,8%), i pompelmi (-3,7%).
In complesso, i primi 10 prodotti in calo rappresentano il 2,1% della spesa delle famiglie e frenano con un contributo di -0,085 punti percentuali l'incremento annuale dei prezzi di febbraio.
Nel febbraio 2010 l'inflazione rispetto a 12 mesi prima si è attestata al +1,2%, in calo rispetto al dato tendenziale del febbraio del 2009 (+1,6%).
Con riferimento alle tipologie di prodotto, tutti i prodotti presentano un aumento ad eccezione dei beni energetici regolamentati (-11,9%). Aumenti molto contenuti si registrano per gli alimentari (+0,2%), in forte rallentamento rispetto al gennaio del 2009, e per gli altri beni non alimentari e non energetici (+0,9%).
Gli aumenti più sensibili riguardano i beni energetici non regolamentati (+10,6%) ed i servizi, in particolare quelli regolamentati sia a livello nazionale (+2,8%) che locale (+3,2%).
L'inflazione delle tariffe a controllo nazionale è cresciuta in media sintetizzando le tendenze contrapposte che vedono la prosecuzione del percorso deflativo dei prezzi dei medicinali, al quale si contrappongono numerosi rincari sul versante delle altre tariffe. Va segnalato il comparto dei trasporti (pedaggi autostradali, tariffe ferroviarie, trasporti marittimi). In sensibile incremento anche le tariffe postali e quelle relative all'istruzione.
Per quanto riguarda le tariffe a controllo locale, il settore idrico ha ripreso a crescere a ritmi elevati, come le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
Nel quarto trimestre del 2009 si registrano segnali di debolezza dei consumi delle famiglie. Rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, i consumi complessivi delle famiglie sono scesi dello 0,1%, mentre nei tre mesi precedenti si era verificato un incremento pari allo 0,6%.
L'indebolimento della domanda si è concentrato essenzialmente sulla spesa per i beni semi-durevoli (come l'abbigliamento, le calzature, i libri ed i tessili per la casa) e dei beni durevoli (elettrodomestici, autoveicoli, mobili, ecc.) con una flessione rispettivamente pari al 2,2% e all'1,4%.
I consumi di beni non durevoli (alimentari, carburanti, energia, ecc.) registrano un incremento dello 0,6%, dopo sei trimestri consecutivi di flessione. Infine, i consumi di servizi registrano un lieve incremento pari allo 0,1%.
Su base annua, si conferma il calo dei consumi interni (-0,5%), ma segna un sensibile miglioramento rispetto al precedente trimestre, quando la diminuzione era dell'1,8%. Riduzioni particolarmente consistenti hanno riguardato i beni semi-durevoli (-2,7%) e i beni non durevoli (-1%), in flessione anche i servizi (-0,4%).
Rispetto al resto dell'Europa, nel quarto trimestre del 2009, i consumi italiani hanno subito una contrazione su base annua inferiore alla media dei Paesi dell'Unione Europea, e di altri Paesi come il Regno Unito e la Spagna.
Nello stesso periodo, Germania e Francia hanno registrato un significativo incremento su base annua, anche se inferiore a quella di altri Paesi minori (Svezia, Svizzera e Norvegia).
La Banca d'Italia ha recentemente diffuso i risultati dell'indagine campionaria realizzata nel 2008 sui bilanci delle famiglie italiane. Alla fine del 2008 il rapporto tra ricchezza netta e reddito disponibile lordo per le famiglie italiane era pari a 7,6, in linea con quello della Francia (7,5) e del Regno Unito (7,6) e superiore a quello del Canada (5,4) e degli Stati Uniti (4,9).
Mentre per l'Italia, all'aumento in termini nominali del reddito disponibile delle famiglie (+2,8%) ha corrisposto un lieve calo del valore della ricchezza netta (-1,9%), per la Francia l'aumento del reddito disponibile (+3,4%) si è accompagnato a una flessione della ricchezza di analoga entità. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, che hanno registrato un aumento del reddito nominale più alto che in Francia e in Italia (rispettivamente +3,9 e +4,8%), la diminuzione del rapporto è attribuibile a un calo consistente della ricchezza netta. Per il Canada, invece, all'aumento del reddito disponibile corrisponde un aumento, seppure più contenuto, della ricchezza netta.
Le attività reali detenute a fine 2008 dalle famiglie italiane erano pari a 5,3 volte il reddito disponibile, un valore di poco inferiore a quello della Francia (5,6), in linea con quello del Regno Unito (5,2), ma superiore a quello degli Stati Uniti (2,3) e del Canada (3,3). Si conferma per l'Italia una maggiore propensione all'investimento immobiliare.
Nel 2008 le attività finanziarie delle famiglie italiane risultavano pari a oltre 3 volte il reddito disponibile, un rapporto significativamente inferiore a quello di Stati Uniti, Regno Unito e Canada, ma superiore a quello di Germania e Francia.
Nel mese di marzo sembra essersi arrestata la fase di rafforzamento del dollaro Usa rispetto alla divisa europea iniziata con l'anno nuovo, mentre il barile di petrolio ha raggiunto gli 80$ al barile. La ripresa della domanda da parte dei Paesi asiatici può essere considerata una causa rilevante delle tensioni sui mercati petroliferi.
Dal mese di ottobre dello scorso anno, il prezzo del petrolio oscilla tra i 70 e gli 80 dollari a barile: a febbraio è salito da 71 a 76$/b, a marzo è arrivato a 80. L'andamento tendenziale presenta un rialzo di quasi l'80%.
A marzo, il prezzo industriale della benzina continua la sua crescita; in Italia tocca 0,561/lt, 3 centesimi in più rispetto a febbraio. L'andamento tendenziale presenta un aumento del +37%. Il prezzo industriale della benzina italiana risulta superiore di 4 cent rispetto alla Francia, di 6 ed 11 centesimi se comparato a Germania e Regno Unito.
Al livello del differenziale italiano con la media dell'Area Euro, i dati di marzo evidenziano un calo da 4,3 a 3,8 cent per litro.
Il diesel italiano di marzo tasse escluse vale 0,56/lt (3 centesimi in più rispetto a febbraio), continuando, pur con oscillazioni, la generale dinamica al rialzo iniziata nel marzo 2009. Il prezzo italiano è superiore di 5 centesimi a quello rilevato in Francia e Germania, mentre su base tendenziale si registra una crescita del 30%.
In leggera crescita il differenziale di prezzo tra Italia e Area Euro del prezzo industriale del diesel, che passa dai 3,6 centesimi di febbraio a 3,7 centesimi al litro nel mese di marzo.
Il prezzo medio tasse incluse di marzo della benzina è 1,35 /litro, in aumento di oltre 3 centesimi rispetto a febbraio e del 15% rispetto a marzo 2009. Nel confronto con i principali Paesi europei, la benzina italiana è di 7 centesimi più cara di quella francese, allineata a quella tedesca ed inferiore a quella inglese.
Analizzando l'incidenza della componente fiscale sul prezzo della benzina, l'Italia registra un valore inferiore a quello dei principali Paesi europei (con la consueta eccezione della Spagna) e della media dell'Eurozona.
In marzo, in Italia, un litro di gasolio costa al consumo 1,18/litro, in aumento di 4 centesimi rispetto a febbraio; su base tendenziale, il gasolio sale del 15%. Il prezzo alla pompa del diesel risulta superiore di 6 centesimi rispetto a Francia e Germania e di 4 rispetto alla media europea; rispetto al Regno Unito, dopo una crescita superiore agli altri Paesi, in febbraio, il diesel è attualmente in diminuzione.
I dati settimanali evidenziano, per il gasolio italiano, una componente fiscale superiore di 4 centesimi rispetto alla media di Eurolandia, di 1 centesimo rispetto alla francese, ma inferiore di 19 e 4 centesimi, rispettivamente, a Regno Unito e Germania.