
Le tariffe dei trasporti aerei
I prezzi più "caldi" e più "freddi"
I prezzi dei beni alimentari
Il peso del fisco e della previdenza sui redditi delle famiglie italiane
Questa Newsletter ha cadenza mensile ed è rivolta a consumatori, associazioni di categoria ed istituti di ricerca. Offre dati e analisi sulle più recenti dinamiche dei prezzi e dei mercati attraverso una sintesi iniziale e successive sezioni di approfondimento.
La Newsletter, curata dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico, con il supporto tecnico dell'IPI, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell'Area Euro. In questo numero è inserito un approfondimento sulla dinamica delle tariffe dei trasporti aerei di passeggeri.
Una sezione è dedicata all'analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia. In questo numero è inserito un approfondimento sulla dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari.
La sezione successiva contiene una disamina sull'evoluzione delle vendite del commercio al dettaglio, cui fa seguito una stima del peso del fisco e della previdenza sui redditi delle famiglie.
Un capitolo è dedicato ai mercati energetici nazionali ed internazionali, attraverso l'analisi del tasso di cambio euro-dollaro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali Paesi europei.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.
Ad aprile, il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell'Area Euro registra una variazione pari a +1,5%, in leggera accelerazione rispetto al +1,4% di marzo 2010. Il dato medio riflette la ripresa del processo inflativo nei principali Paesi con l'eccezione della Germania. In Francia l'inflazione su base annua sale dal +1,7% di marzo al +1,9%. In Spagna il tasso d'inflazione passa dal +1,5% di marzo al +1,6%; in Germania il tasso tendenziale dal +1,2% raggiunto in marzo si contrae attestandosi al +1,0% in aprile.
In Italia, ad aprile il tasso di inflazione calcolato in base all'indice armonizzato sale dal +1,4% di marzo all'1,6%. Il differenziale con l'Area dell'Euro, dopo essersi annullato in marzo, risulta molto contenuto (0,1 punti percentuali).
La dinamica dell'inflazione di fondo (calcolata cioè al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) nell'Area dell'Euro rallenta passando dallo 0,9% di marzo al +0,7% in aprile rispetto a dodici mesi prima. In Italia, al contrario, accelera anche la core inflation con un incremento su base annua che passa dall'1,4% di marzo all'1,7%.
Il divario tra Italia ed Area dell'Euro per headline inflation e core inflation riflette la più contenuta dinamica dei beni energetici nel nostro Paese e la più sensibile crescita dei prezzi dei servizi in Italia. Nel nostro Paese i beni energetici aumentano in aprile rispetto all'aprile del 2009 del 4,9% (era +2,5% in marzo) mentre nella media dei Paesi dell'Euro aumentano dell'8,9% (+7,2% in marzo rispetto a 12 mesi prima). Più decisa è anche in Italia la deflazione per i beni alimentari non lavorati (-0,4% in aprile rispetto a dodici mesi prima, era -0,1% in marzo), mentre nella media dell'Area Euro i prezzi riprendono, sia pur di poco a salire (+0,7%, era -0,1% in marzo). Ad aprile la dinamica tendenziale dei prezzi dei servizi continua a salire in Italia (+2,3% era 2,1% in marzo) mentre rallenta nella media dei Paesi che adottano la moneta unica (+1,2% contro il +1,6% segnato in marzo).
Divari molto contenuti nell'inflazione media con i Paesi dell'Euro sottendono, peraltro, il persistere di sensibili differenze per alcune categorie di beni e servizi. In aprile, il differenziale inflazionistico a favore dell'Italia risulta particolarmente significativo per alcuni prodotti: in testa alla graduatoria si trovano i combustibili liquidi, i supporti di registrazione, l'elettricità, gli ortaggi.
Per converso, il differenziale inflazionistico è particolarmente sfavorevole all'Italia soprattutto per i seguenti gruppi di prodotti: trasporti aerei di passeggeri, viaggi tutto compreso, giochi, giocattoli e passatempi, servizi postali e trasporti passeggeri per ferrovia.
In ambito europeo, l'andamento tendenziale dei costi sostenuti dai consumatori per i trasporti aerei, in base all'indice armonizzato, nel corso del 2009 è stato favorevole ai consumatori italiani rispetto alla media dei Paesi dell'Area Euro, dopo un 2008 in cui queste tariffe erano rincarate maggiormente nel nostro Paese.
Nel 2009, nella media dei Paesi dell'Unione monetaria, le tariffe sono scese dell'1,6% rispetto all'anno precedente; in Italia la flessione è stata sensibilmente più elevata pari al 12,5%. Negli altri principali Paesi europei si sono registrati, invece, dei rincari: in Francia le tariffe passeggeri sono aumentate del 5,4%, in Germania dell'1,4%, in Spagna del 3,4%, nel Regno Unito dello 0,9%.
Il differenziale dei tassi di crescita è tornato a sfavore delle famiglie italiane a marzo 2010. Inoltre, il differenziale è più che raddoppiato ad aprile passando da 5,5 punti percentuali del mese precedente a 13,6 punti. Nell'ultimo mese, mentre in Italia le tariffe crescono su base annua del 13,4%, mediamente nell'Area Euro si evidenzia una flessione dello 0,2%.
Nel mese di aprile l'inflazione sale ulteriormente (1,5% rispetto all'1,4 di marzo), alimentata prevalentemente dagli aumenti del gasolio da riscaldamento (17,4% invece del 11,4% del mese prima), della benzina (16,8%) e del diesel (15,9%), legati alle alte quotazioni del greggio.
Rilevanti tassi di crescita tendenziale dei prezzi riguardano, inoltre, l'aglio (5,3%), la cioccolata (l'uovo +4,8% e i cioccolatini +3,5%), il pesce fresco di mare di allevamento (4%), l'aperitivo (3,6%).
In complesso, i primi 10 prodotti incidono per il 3,5% sul totale dei consumi delle famiglie e contribuiscono con il 35% all'aumento complessivo dei prezzi di aprile.
(1) Le elaborazioni fanno riferimento ad una selezione di 199 posizioni rappresentative sulle 521 del paniere Istat 2010. Le posizioni rappresentative sono un insieme di beni e servizi che costituisce il maggior livello disponibile di disaggregazione.
Risalta il calo tendenziale di aprile (-0,2%) dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, che non si registrava dal giugno del 2005.
Diminuiscono, in particolare, i prezzi delle banane (-8,3%), della frutta (-6,6%), dei crostacei freschi (-5,1%), degli oli di semi (di girasole -3,3% e di mais -2,7%), dei pompelmi e degli oli di oliva (-3,2%), del latte fresco (-2,8%).
I primi 10 prodotti in flessione rappresentano il 2,3% della spesa delle famiglie e contribuiscono a ridurre la pressione dell'inflazione per 0,112 punti percentuali.
La dinamica annua dei prezzi al consumo dei beni alimentari, in flessione dal mese di settembre 2008, è divenuta inferiore a quella dell'inflazione generale alla fine dello scorso anno.
L'allentamento della dinamica inflattiva è attribuibile al graduale esaurimento delle tensioni nei mercati alimentari che hanno avuto origine nella fiammata delle quotazioni internazionali delle materie prime agricole a cavallo tra il 2007 e il 2008. La successiva caduta dei prezzi a monte ha favorito il percorso di normalizzazione dei prezzi al consumo, che è stato generalizzato lungo le diverse filiere.
Ad aprile del corrente anno i prezzi dei beni alimentari hanno registrato un calo dello 0,1% rispetto ad un anno fa. Si tratta del primo calo dal mese di giugno 2005. In particolare, i prezzi dei prodotti lavorati sono aumentati dello 0,4% su base annua; mentre quelli dei beni alimentari non lavorati hanno registrato una flessione dell'1% rispetto ad aprile 2009.
Nel 2009 alcuni prodotti alimentari hanno registrato significativi incrementi di prezzo al dettaglio su base annua, anche se inferiori ai rincari dell'anno precedente
In particolare, si evidenziano le dinamiche crescenti dei seguenti gruppi di prodotti: salse e condimenti (+4,2% contro +4,5% nel 2008), zucchero e dolciumi (+2,5% contro +2,8% nel 2008), pane e cereali (+2,4% contro +10% nel 2008), frutta (+2,4% contro +6,4% nel 2008). Hanno evidenziato una flessione soltanto le quotazioni degli olii e dei grassi (-0,9%).
Nei primi quattro mesi del 2010, si registrano flessioni su base annua per la frutta, gli olii e i grassi, il latte e i latticini. La variazione dei prezzi degli ortaggi assume segno negativo nel mese di aprile, dopo il forte rallentamento del mese precedente.
I prezzi del pane, dei cereali e delle carni crescono ad un tasso inferiore all'1%; mentre la dinamica dei dolciumi e delle salse rimane relativamente più sostenuta, anche se in lieve rallentamento rispetto ai mesi precedenti.
Nel biennio-2008-2009 la contrazione in volume delle vendite del commercio al dettaglio in Italia ha riflesso soprattutto l'andamento del reddito disponibile delle famiglie.
A partire dalla seconda metà del 2009, la dinamica del ciclo-trend delle vendite è andata gradualmente migliorando, pur rimanendo intorno a valori significativamente inferiori a quelli del 2007, precedenti alla crisi economica globale. I dati relativi ai primi mesi dell'anno corrente confermano la fase di recupero.
Limitatamente ai principali Paesi europei, la caduta del commercio al dettaglio più rilevante si è registrata in Spagna, seguita da quella italiana e tedesca.
Le vendite, rispetto al 2007, sono invece cresciute in Francia e nel Regno Unito. In questo Paesi la crisi nel biennio 2008-2009 avrebbe causato soltanto un forte rallentamento della crescita del commercio, ma non una inversione della dinamica.
Nell'Area dell'Euro, l'impulso alla crescita proveniente dalla domanda interna rimane trascurabile nei primi mesi del 2010. Sulla spesa delle famiglie incidono negativamente un tasso di disoccupazione elevato e in crescita (10% in febbraio), le incerte prospettive sul mercato del lavoro, la flessione del clima di fiducia dei consumatori dall'inizio dell'anno.
Tra i Paesi OCSE, le famiglie italiane subiscono una pressione fiscale e contributiva tra le più elevate. Secondo il Taxing Wages Report recentemente pubblicato dall'OCSE, un dipendente non coniugato con reddito medio percepisce una remunerazione netta effettiva inferiore al 55% del costo del lavoro totale sostenuto dal datore di lavoro; i contribuenti con reddito elevato ottengono un salario netto inferiore al 50%.
In Italia, il cuneo fiscale (le imposte sul reddito e i contributi previdenziali a carico del lavoratore e del datore di lavoro, ridotti degli assegni famigliari) è più elevato di circa il 10% rispetto alla media OCSE. Una famiglia composta da un genitore con due figli con una remunerazione pari al 67% del reddito medio sostiene una pressione fiscale più leggera, ma pur sempre maggiore di circa 8 punti percentuali rispetto la media OCSE.
I contribuenti che hanno beneficiato di più dei tagli fiscali degli ultimi 10 anni sono rappresentati dalla famiglia composta da un solo genitore con due figli a carico e le coppie sposate. La pressione fiscale è aumentata lievemente solo per i contribuenti single con elevato reddito.
Nel 2009 il carico fiscale complessivo calcolato non è sostanzialmente cambiato per la maggior parte delle tipologie di famiglie analizzate nel Rapporto. Per un dipendente non sposato con un reddito medio, il cuneo fiscale rimane costante al 46,5% del costo del lavoro 2.
Una coppia monoreddito con due figli con un salario medio ha visto il suo cuneo fiscale ridursi di 0,4 punti percentuali, passando al 35,7% del costo del lavoro. Il cuneo fiscale si è ridotto maggiormente nel caso di genitore non accompagnato con due figli con un reddito pari al 67% di quello medio; il loro cuneo fiscale si è ridotto di 0,5 punti percentuali, attestandosi al 25% del costo totale del lavoro.
(2) Il cuneo fiscale contenuto nel rapporto dell'OCSE Taxing Wages è calcolato sulla base di una media aritmetica del salario medio percepito da un dipendente a tempo pieno del settore privato (compreso l'impiegato a livello dirigenziale). Per l'anno 2009 il livello di salario lordo medio annuale in Italia è stato pari a 26.181 euro.
Nella prima metà di maggio è proseguita la fase di rafforzamento del dollaro Usa rispetto alla divisa europea, iniziata a gennaio. Tale tendenza sembra confermarsi alla terza settimana di maggio portando la divisa statunitense intorno alla quotazione di 1,24 rispetto all'euro.
Dall'inizio di maggio, il barile di petrolio è passato da 88 dollari al barile agli attuali 74. La debolezza dell'economia europea è considerata tra le principali cause del ribasso delle quotazioni del greggio mentre, tra gli operatori, la soglia dei 70 $/barile sembra rappresentare il limite inferiore per attrarre gli investimenti nella commodity.
Rispetto a maggio 2009, il Brent mostra una crescita del 38% in dollari e del 48% in euro.
Nonostante i ribassi del greggio, a maggio, il prezzo industriale della benzina risulta in lieve crescita; in Italia tocca 0,6/lt, quasi 1 centesimo in più rispetto ad aprile. L'andamento tendenziale presenta un aumento del +31%. Rispetto agli altri Paesi, il prezzo industriale della benzina italiana risulta superiore di 5 cent rispetto a Francia e Germania e di 7 centesimi se comparato al Regno Unito.
Al livello del differenziale italiano con la media dell'Area Euro, i dati di maggio evidenziano un lieve calo, passando da 3,3 a 3,5 cent per litro.
A maggio, il diesel italiano tasse escluse costa 0,61/lt (quasi 2 centesimi in più rispetto ad aprile), proseguendo la dinamica rialzista, iniziata a febbraio 2009. Il prezzo italiano è superiore di 5 centesimi a quello rilevato in Francia e Germania, mentre su base annua il diesel fa registrare una crescita del 33%.
In rialzo appare il differenziale del prezzo industriale del diesel tra Italia e Area Euro, che passa dai 2,5 centesimi di aprile a 3,1 centesimi al litro nel mese di maggio.
A maggio, il prezzo medio tasse incluse della benzina è 1,4 /litro, in aumento di 0,8 centesimi rispetto ad aprile e del 14% rispetto a maggio 2009. Nel confronto con i principali Paesi europei, la benzina italiana è allineata a quella francese e risulta inferiore a quella pagata in Germania e Regno Unito.
Considerando la componente fiscale del prezzo della benzina, l'Italia registra un valore inferiore a quello dei principali Paesi europei (con la consueta eccezione della Spagna): la componente fiscale è di 3 centesimi inferiore a quella francese e di 8 rispetto a Germania e Regno Unito.
La media parziale di maggio, in Italia, fa segnare il prezzo di un litro di gasolio alla pompa a 1,24/litro: un aumento di 0,8 centesimi rispetto ad aprile. In termini tendenziali, il gasolio sale del 17% rispetto a maggio 2009. Nel raffronto internazionale, il diesel alla pompa italiano risulta di 7 centesimi superiore al francese, allineato al tedesco e 18 centesimi inferiore a quello pagato nel Regno Unito.
I dati settimanali evidenziano, per il gasolio italiano, una componente fiscale superiore di 3 centesimi rispetto alla media di Eurolandia, di 1 centesimo rispetto alla francese, ma inferiore di 25 e 3 centesimi, rispettivamente, a Regno Unito e Germania.