
Questa Newsletter ha cadenza mensile ed è rivolta a consumatori, associazioni di categoria ed istituti di ricerca. Offre dati e analisi sulle più recenti dinamiche dei prezzi e dei mercati attraverso una sintesi iniziale e successive sezioni di approfondimento.
La Newsletter, curata dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico, con il supporto tecnico dell'IPI, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell'Area Euro.
Una sezione è dedicata all'analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia.
La sezione successiva contiene un'ampia disamina sull'evoluzione dei consumi, considerata un'importante spia dello stato di salute dell'economia. In questo numero, inoltre, è sintetizzata un' indagine dell'Istat sulla qualità della vita delle famiglie italiane da cui risulta che la voce di spesa più importante è l'abitazione: il 13,7% del reddito in media nazionale.
Segue un quadro dei mercati energetici sia sotto il profilo internazionale che interno attraverso un'analisi dell'andamento del tasso di cambio dollaro-euro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali paesi europei.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.
A novembre, il tasso d'inflazione nella media dei paesi dell'Area Euro registra una variazione pari a +0,5%, in accelerazione rispetto al -0,1% di ottobre. Il dato medio riflette l'inversione del processo deflativo nei principali paesi. In particolare, in Spagna il tasso d'inflazione passa dal -0,6% di ottobre al +0,4%, dal -0,2% al +0,5% in Francia, mentre in Germania si attesta allo 0,3% dopo il -0,1% di ottobre.
In Italia, il tasso di inflazione dell'indice armonizzato sale in misura significativa, passando dal +0,3% di ottobre al +0,8%, mentre continua a ridursi il differenziale con l'Area Euro, che scende da 4 a 3 decimi di punto.
In Italia, l'inflazione di fondo (la variazione dei prezzi al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi) resta stabile sull'1,4% segnato ad ottobre; anche nell'Area Euro la core inflation a novembre resta stabile, confermando l'1% del mese precedente.
I beni energetici registrano nel nostro Paese un ribasso dei prezzi superiore a quello medio dei paesi dell'Euro (-5,5% rispetto al -2,4%). Per converso i prezzi dei beni alimentari non lavorati rispetto a dodici mesi prima risultano in aumento in Italia (+1,1% in novembre, +1,2% in ottobre), mentre continuano a scendere nella media dell'Area Euro (-1,2% in novembre era -1,6% in ottobre).
A novembre la dinamica tendenziale dei prezzi dei servizi è sostanzialmente analoga in Italia (+1,7%) rispetto a quella degli altri Paesi che adottano la moneta unica (+1,6%).
Divari contenuti nell'inflazione media sottendono il persistere di sensibili differenze per alcune categorie di beni e servizi. In novembre, il differenziale inflazionistico a favore dell'Italia risulta particolarmente significativo per alcuni prodotti: in testa alla graduatoria si trovano i trasporti aerei di passeggeri, i supporti di registrazione, l'elettricità ed altre voci legate ai servizi di trasporto ed alloggio.
Per converso, il differenziale inflazionistico è particolarmente sfavorevole all'Italia per alcuni prodotti, quali le apparecchiature per l'elaborazione delle informazioni, i servizi postali, i trasporti di passeggeri marittimi e per vie d'acqua interne e gli ortaggi.
Il tasso di inflazione di novembre, posizionatosi al +0,7% rispetto al +0,3% di ottobre, è attribuibile prevalentemente al rialzo delle quotazioni della benzina ed ai beni alimentari di più frequente acquisto.
In particolare, gli incrementi dei prezzi più elevati riguardano: la benzina verde (+5,2%), l'uovo di cioccolata (+5%), i pomodori pelati (+4,7%), il miele (+4,5%), la confettura di frutta (+4,4%), il riso (+4,3%, unitamente agli apparecchi fissi di telefonia), le cipolle e gli ortaggi (+4%), le banane (+3,9%).
Nel complesso, i primi dieci prodotti con i più elevati incrementi dei prezzi incidono per il 3,2% sul totale dei consumi delle famiglie ed apportano un contribuito del 21,7% alla crescita complessiva dei prezzi al consumo di novembre.
In novembre, si registra una forte riduzione su base annua delle quotazioni del gas GPL (-17,1%), e, in misura minore, del gasolio per auto (-6,3%).
Mostrano una dinamica in flessione anche i prezzi della telefonia mobile (-6%) e di alcuni prodotti alimentari grassi: l'olio di semi di girasole e la pasta di grano duro (-4,8%), l'olio di oliva (-4,2%), l'olio extra vergine di oliva (-3,5%), il burro (-3,1%), i formaggi fusi (-2,7%) e il latte conservato (-2,1%).
Nel loro insieme, questi dieci prodotti incidono con una quota del 3,1% sulla spesa delle famiglie ed apportano un contributo del 25,3% alla dinamica complessiva dei prezzi dell'ultimo mese.
Nel terzo trimestre del corrente anno si registrano segnali di recupero dei consumi delle famiglie. Rispetto al secondo trimestre del 2009, i consumi complessivi delle famiglie sono cresciuti dello 0,4%, mentre nei tre mesi precedenti l'incremento era stato pari allo 0,1%.
Il miglioramento si è concentrato essenzialmente sulla spesa per i beni semi-durevoli (come l'abbigliamento, le calzature, i libri ed i tessili per la casa) con un incremento pari al 3,5%. Sono ancora in flessione i consumi di beni non durevoli (alimentari, carburanti, energia, ecc.), che nel terzo trimestre del corrente anno sono scesi dell'1,2% (contro lo 0,7% del trimestre precedente). Infine, i consumi di servizi registrano un lieve incremento mensile pari allo 0,4%.
Su base annua, il calo dei consumi interni resta significativo (-1,7%), ma segna un miglioramento rispetto al precedente trimestre, quando la diminuzione era del 2%. Riduzioni particolarmente consistenti hanno riguardato i beni semi-durevoli (-5,8%) e i beni non durevoli (-3,1%).
Rispetto al resto dell'Europa, nel terzo trimestre del 2009, i consumi italiani hanno subito una contrazione su base annua superiore alla media dell'Area Euro, ma inferiore a quella dell'Unione Europea. La flessione dei consumi delle famiglie è comunque inferiore a quella di numerosi paesi tra cui Spagna, Regno Unito, Finlandia e Belgio.
A novembre, il clima di fiducia delle famiglie rilevato dall'Isae è stabile rispetto al mese precedente. Al netto della componente stagionale e di quella irregolare, l'indicatore è aumentato di 14,2 punti rispetto al minimo registrato a luglio 2008.
L'ultimo dato è superiore di 1 punto rispetto al precedente massimo degli ultimi cinque anni toccato a gennaio-febbraio 2007.
Il miglioramento della fiducia è legato in particolare alle opinioni presenti e prospettiche sulla situazione economica del paese, recuperano le capacità future di risparmio. Riguardo ai prezzi, negli ultimi mesi si conferma il rallentamento della dinamica inflazionistica corrente e attesa, che si mantiene in prossimità dei minimi storici. A livello territoriale il recupero della fiducia è diffuso in maniera non uniforme: più marcato nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno, più contenuto nel Nord Est e quasi trascurabile nel Centro.
L'Istat ha recentemente diffuso i risultati dell'indagine campionaria realizzata alla fine del 2007 con l'obiettivo di fornire dati per l'analisi della distribuzione dei redditi, del benessere e della qualità della vita delle famiglie.
L'abitazione costituisce per le famiglie italiane la voce di spesa più rilevante. La spesa media per l'abitazione è pari al 13,7% del reddito della famiglia: la quota è più elevata al Nord-ovest e al Nord-Est, mentre è più bassa della media nelle altre aree del Paese, in particolare nelle Isole, dove è pari al 12,3%.
La voce abitazione incide di più nelle famiglie in affitto (27,4%), seguite da quelle con case di proprietà con un mutuo (16,6%), mentre per le famiglie con case di proprietà senza mutuo il peso è pari al 10%. Il peso dell'abitazione è pari al 20,1% per le famiglie con un solo componente e scende all'11,4% per le famiglie di quattro componenti, per poi risalire per quelle con più di quattro (11,9%).
La rilevazione statistica evidenzia inoltre che il 15,4% delle famiglie incontra molte difficoltà a raggiungere la fine del mese riguardo, in particolare, alle spese alimentari e mediche. A preoccupare maggiormente è il dato relativo alle difficoltà per le spese per i generi di prima necessità. Alla fine del 2007 è stata pari al 5,3% la quota di famiglie che ha affrontato nel corso dell'anno momenti con insufficienti risorse per l'acquisto di cibo; questa quota cresce soprattutto nel Sud e nelle isole, con un picco del 10,1% in Sicilia.
Più elevata è la quota delle famiglie italiane che ha dichiarato di avere insufficienti risorse per l'acquisto di vestiario (16,9%), per il pagamento delle tasse (12,2%), per le spese legate a malattie (11,1%) e per i trasporti (7,3%).
Dopo una fase di relativa stabilità, durata dalla metà di ottobre agli inizi di dicembre, sia il prezzo del petrolio che il cambio euro-dollaro hanno iniziato a scendere; il primo è quotato poco sopra i 70 dollari al barile, mentre il cambio tra dollaro e moneta europea è tornato prossimo a 1,45 dollari per 1 euro.
Riguardo alle future tendenze dei mercati energetici, recentemente l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha rivisto al rialzo la domanda mondiale: un aumento di 130mila barili/giorno, a 86,3 milioni di barili/giorno per il 2010, in conseguenza della ripresa dell'economia mondiale del prossimo anno.
Cambiano anche le prospettive dell'offerta. L'Agenzia ha rivisto al ribasso le produzione dei paesi non-OPEC, che rappresentano il 60% del totale globale: la produzione di quest'area, nel 2010, passerà a 51,6 milioni di barili/giorno, cioè 265mila in meno di quanto precedentemente annunciato.
A metà dicembre, in Italia, il prezzo industriale della benzina scende sotto i 50 cent, attestandosi a 0,49 /litro, con un calo di un centesimo rispetto al mese scorso. L'andamento tendenziale presenta invece un aumento di una certa rilevanza, quantificato intorno al 32%. Il prezzo industriale della benzina, come nei mesi precedenti, risulta superiore di 5 cent rispetto a Francia e Germania ed 8 rispetto al Regno Unito.
Al livello del differenziale italiano con la media dell'Area Euro, i dati di dicembre evidenziano una discesa da 3,6 a 3,4 cent per litro.
Il prezzo tasse escluse del gasolio è tornato al livello di agosto e pare aver messo fine alla fase di rialzo iniziata a marzo 2009 (quando aveva raggiunto il minimo degli ultimi cinque anni: 0,431 /litro). A dicembre, il gasolio per auto costa 0,505 euro/litro, quasi un centesimo di meno rispetto a novembre. Su base tendenziale, il gasolio è stabile (+0,3%). Nel confronto con i principali paesi europei, il prezzo del gasolio italiano è superiore di 6 centesimi di /litro rispetto a Francia e Germania e 7 al Regno Unito.
Scende il differenziale del prezzo industriale del gasolio tra l'Italia e la media dell'Area Euro, passando da 3,6 centesimi di novembre a 3,4 centesimi al litro.
Il prezzo medio tasse incluse della prima metà di dicembre della benzina è pari a 1,27 /litro, un centesimo in meno rispetto al mese scorso. La crescita tendenziale è del 13% a fronte del 6% registrato a novembre. Nel confronto con i principali paesi europei, la benzina italiana è di 2 centesimi più cara di quella francese, di 7 di quella inglese, ma risulta inferiore di 2 cent rispetto a quella tedesca.
Analizzando l'incidenza della componente fiscale sul prezzo della benzina, l'Italia registra un valore inferiore a quello di Francia, Germania e Regno Unito, rispettivamente, di 4, 8 ed 1 cent; la fiscalità in Italia risulta allineata con la media europea.
A metà dicembre, in Italia un litro di gasolio costa al consumo 1,113/litro, un calo di un centesimo rispetto a novembre. Su base tendenziale, emerge una relativa stabilità (+0,2%), dopo il -5% di novembre ed il -15% di ottobre. Il prezzo alla pompa del diesel risulta superiore di 7 centesimi rispetto alla Francia ed alla media europea, di 2 centesimi rispetto alla Germania ed inferiore di 10 centesimi rispetto al Regno Unito.
I dati settimanali confermano, per il gasolio italiano, una componente fiscale superiore di 4 centesimi rispetto alla media di Eurolandia, di 1 centesimo rispetto alla francese, ma inferiore di 17 e 3 centesimi, rispettivamente, a Regno Unito e Germania.