
I prezzi più "caldi" e più "freddi"
La dinamica dei prezzi di pasta e riso
Questa Newsletter ha cadenza mensile ed è rivolta a consumatori, associazioni di categoria ed istituti di ricerca. Offre dati e analisi sulle più recenti dinamiche dei prezzi e dei mercati attraverso una sintesi iniziale e successive sezioni di approfondimento.
La Newsletter, curata dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico, con il supporto tecnico dell'IPI, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell'Area Euro.
Una sezione è dedicata all'analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia. Questo numero contiene una breve analisi dei prezzi al consumo di pasta e riso degli ultimi 5 anni, che precede la disamina dell'evoluzione dei consumi in Italia ed nei principali paesi europei.
Segue un quadro dei mercati energetici sia sotto il profilo internazionale che interno attraverso un'analisi dell'andamento del tasso di cambio dollaro-euro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali paesi europei.
La sezione finale presenta l'andamento dei prezzi delle materie prime raffrontato con il Baltic Index, che misura la frequenza delle navi container nei principali porti mondiali e, oltre a costituire un valido indicatore della dinamica del commercio mondiale, risulta strettamente correlato con il prezzo del petrolio.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.
Il tasso d'inflazione tendenziale nell'Area Euro a maggio 2009 ha registrato una variazione nulla, in sensibile decelerazione rispetto ad aprile (+0,6%). I capitoli di spesa che registrano sensibili rallentamenti dell'inflazione sono le spese per alloggio, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (-0,1% in maggio su base annua, era +0,8% in aprile), i beni alimentari (+0,3%, +0,9% in aprile). I prezzi del capitolo dei trasporti registrano un'ulteriore sensibile flessione (-4,7%, -3,6% in aprile).
Considerando i principali paesi, in maggio gli andamenti tendenziali evidenziano significative differenze. In Spagna il tasso tendenziale si mantiene negativo (-0,9% era -0,2% in aprile). Anche in Francia, rispetto a dodici mesi prima, la variazione dei prezzi diventa negativa (-0,3%, era +0,1% ad aprile). In Germania il tasso tendenziale in maggio diventa nullo dopo essere salito allo 0,8% in aprile. Per l'Italia, il tasso di inflazione armonizzato si riduce sensibilmente passando dall'1,2% di aprile a +0,8% in maggio).
In particolare, in Italia, è l'inflazione di fondo (calcolata, cioè, al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) che evidenzia una discesa dopo l'accelerazione di aprile (+1,9% a maggio 2009 rispetto al +2,1% di aprile) in linea con quanto si rileva nell'Area dell'Euro dove passa all'1,5% dall'1,7% di aprile 2009.
I prezzi dei prodotti energetici continuano a flettere sia in Italia (-11,1% a maggio rispetto al -8,4% di aprile), sia, in misura leggermente più accentuata, nell'intera Area Euro (-11,6% a maggio contro il -8,8% di aprile). Continua, nell'Area Euro, la graduale decelerazione nella dinamica su base annua dei prezzi degli alimentari non lavorati (+0,6% a maggio 2009, era al +1,6% ad aprile 2009), mentre si arresta in Italia (+2,8% in maggio come in aprile).
Il differenziale inflazionistico a favore dell'Italia risulta rilevante per alcune voci di spesa: in testa alla graduatoria si trovano trasporti aerei di passeggeri (11,6 punti percentuali) seguiti dai supporti di registrazione (8,8 punti percentuali), dall'elettricità (6,1) e dal complesso dei servizi di trasporto (5,3). Altri gruppi per i quali si rileva un vantaggio significativo del nostro paese sono: i combustibili solidi (4,9), i servizi relativi ai viaggi "tutto compreso" e agli alloggi (3,8) ed i pacchetti vacanza (3,5).
Il differenziale inflazionistico è sensibilmente sfavorevole all'Italia nel caso dei combustibili liquidi (13,6 punti percentuali), delle apparecchiature per l'elaborazione delle informazioni (6,8), delle apparecchiature fotografiche e cinematografiche e strumenti ottici (6,3 punti percentuali) e delle apparecchiature per la ricezione, la registrazione e la riproduzione di suono e immagini (5,7) e della frutta (4,9). Altri gruppi per i quali si rileva un differenziale negativo consistente del nostro paese sono: la fornitura dell'acqua (4,6), la raccolta di acque luride (4,5) e le attrezzature telefoniche e di telefax (4,3).
Il tasso di inflazione di maggio (NIC), sceso allo 0,9% rispetto al +1,2% di aprile, evidenzia un sensibile calo, ma rimane caratterizzato dall'incremento di beni alimentari necessari, che incidono in misura sensibile sui bilanci delle famiglie.
Gli aumenti tendenziali più elevati trovano riscontro, infatti, nella spesa alimentare ricorrente: pomodori lavorati (da sugo +16%, pelati +14,7%, passata di pomodoro +13%), riso (+12,3%), maionese (+8,9%), aceto (+8,6%), olio di mais (+7,6%), legumi secchi (+6,8%), miele (+6,7%), coniglio (+6,4%).
I dieci prodotti incidono per circa lo 0,4% sul totale dei consumi delle famiglie ed apportano un contribuito del 5% alla crescita tendenziale dei prezzi al consumo di maggio.
(1) Le elaborazioni fanno riferimento a una selezione di 200 posizioni rappresentative sulle 530 del paniere Istat 2009. Le posizioni rappresentative sono un insieme di beni e servizi che costituisce il maggior livello disponibile di disaggregazione.
La nuova significativa flessione dell'inflazione di maggio, dopo la pausa di aprile, deriva essenzialmente dal calo tendenziale dei prezzi dei carburanti: gasolio per auto (-25%), gas GPL (-20%), benzina verde (-15,8%).
La diminuzione dei prezzi riguarda anche i limoni (-9,6%), i telefonini (-5,5%), gli ananas (-4%) e l'olio di oliva (-2,4%).
Nel loro insieme i prodotti in calo incidono con una quota di circa il 4% sulla spesa delle famiglie ed apportano un forte contributo (66,5%) alla decelerazione tendenziale dei prezzi osservata a maggio.
Da marzo scorso, gli aumenti del riso risultano superiori a quelli della pasta. Il "sorpasso" avviene in una fase in cui i prezzi del riso crescono a ritmi sostenuti (oltre il 10% annuo da ottobre 2008), mentre quelli della pasta sono in rapido ripiegamento (dal picco del 35,2% di agosto scorso, al 4,8% di maggio).
L'attuale divergenza tra i due prezzi riflette probabilmente il riassorbimento del divario a favore della pasta accumulato dalla metà del 2007, quando si manifestarono i primi effetti della speculazione sul prezzo internazionale del grano. Fino a luglio del 2008, gli aumenti del prezzo del riso erano stati molto più moderati di quelli della pasta, ma in seguito anche il prezzo del riso aveva subito una significativa accelerazione, fino ad un picco del 12,8% nel marzo 2009, proprio quando il prezzo della pasta cominciava a rallentare rapidamente. Da allora in poi, la "forbice" tra i prezzi dei due prodotti si è costantemente ridotta, fino a rovesciarsi a favore del riso.
La recente dinamica dei due prezzi segna una rottura rispetto al loro andamento tradizionale, registrato dal 1999 in poi, che vedeva riso e pasta crescere a ritmi sostanzialmente identici, come ci si attenderebbe da due prodotti sostanzialmente complementari per il consumatore. Bisogna tornare al 1996-97 per trovare un andamento speculare tra i due prezzi, seppure con divari sensibilmente inferiori a quelli attuali. In particolare, per tutto il 1996, il prezzo del riso era cresciuto molto più di quello della pasta, mentre il contrario era avvenuto nell'anno successivo, con un recupero sostanzialmente completo del divario accumulato in precedenza.
Nel primo trimestre del corrente anno cominciano a registrarsi timidi cenni di ripresa dei consumi delle famiglie. Rispetto all'ultimo trimestre del 2008, e depurando i dati dalla componente stagionale e dagli effetti di calendario, i consumi complessivi delle famiglie sono diminuiti dello 0,8% (contro lo 0,6% dei tre mesi precedenti).
Tuttavia, il peggioramento risulta concentrato essenzialmente sui beni semi-durevoli (come l'abbigliamento, le calzature, i libri ed i tessili per la casa), mentre rallenta il calo dei prodotti durevoli (autoveicoli, elettrodomestici, ecc.), dal 4,5% di fine 2008 al 3,6% del periodo gennaio-marzo 2009, e quello dei beni non durevoli (alimentari, carburanti, energia, ecc.), che nel primo trimestre del 2009 sono scesi solo dello 0,7% (contro lo 0,8% di fine anno). Infine, è risultata moderatamente positiva la variazione dei consumi di servizi (+0,1%), dopo il calo di ottobre-dicembre 2008.
Su base annua, il calo dei consumi resta significativo (-2,8%) e segna un peggioramento rispetto a fine anno, quando la diminuzione era dell'1,9%. Una caduta particolarmente consistente riguarda i beni durevoli (-11,2%) e semi-durevoli (-8,2%).
Rispetto al resto dell'Europa, nel primo trimestre del 2009, i consumi italiani hanno subito una contrazione su base annua sensibilmente superiore alla media della Zona euro (-1,3%) e dell'Unione Europea (-1,7%), ma comunque inferiore a quella di Spagna e Finlandia. Solo in Francia si è registrato un incremento dei consumi rispetto al corrispondente trimestre del 2008.
Anche a giugno è migliorato il clima di fiducia delle famiglie, rilevato dall'Isae. Al netto della componente stagionale e di quella irregolare, l'indicatore è aumentato di 0,4 punti su maggio e di 6,9 punti rispetto al minimo registrato a luglio 2008. L'ultimo dato si colloca appena 5 decimi al di sotto della media degli ultimi quattro anni, ma resta ancora inferiore di 6,7 punti rispetto al massimo toccato a gennaio-febbraio 2007.
Il miglioramento della fiducia è ancora attribuibile prevalentemente alla riduzione dell'inflazione percepita dalle famiglie e da quella attesa per i prossimi mesi. Dalle ultime inchieste dell'Isae, emerge anche un maggiore ottimismo sulla situazione corrente e sull'evoluzione del quadro economico generale nei prossimi mesi. In particolare, diminuiscono le attese relative all'andamento della disoccupazione nei prossimi 12 mesi. Non varia, invece il giudizio sulla situazione economica della propria famiglia.
L'andamento del clima di fiducia delle famiglie tende generalmente ad anticipare la dinamica dei consumi; tuttavia, negli ultimi trimestri, il miglioramento del clima non si è ancora tradotto in un corrispondente aumento delle spese.
Alla terza settimana di giugno, il barile di "Brent" (il greggio di riferimento in Europa), è tornato ai livelli di metà ottobre, toccando i 70 dollari (circa 50), rispetto ai 56$ di metà maggio; oltre alla diffusa incertezza dovuta al crollo degli investimenti nell'upstream petrolifero, tra i fattori che spingono al rialzo, troviamo la debolezza del dollaro ed il perdurare degli attacchi ai pozzi della Nigeria, primo paese africano per le esportazioni di greggio.
Sul mercato dei cambi, dopo il rafforzamento dell'euro dalla fine di aprile, i dati di giugno mostrano una ripresa della moneta americana che, dopo aver toccato quota 1,42 all'inizio di giugno, vale attualmente 1,39 per un euro.
La media parziale di giugno indica, per l'Italia, un prezzo industriale della benzina di 0,509 /litro, in salita di 3 centesimi rispetto a maggio e corrispondente ad un calo del 27% rispetto a giugno 2008. Il prezzo risulta, tuttavia, superiore di 7 e 5 cent rispetto a Francia e Germania e di 12 nei confronti del Regno Unito. L'attuale prezzo industriale della benzina è tornato ai livelli di fine ottobre 2008.
I dati della terza settimana di giugno (media parziale) evidenziano, per il terzo mese consecutivo, un aumento dello stacco Italia-Unione Europea del prezzo industriale della benzina che, rispetto a maggio, risale da 3,6 a 3,8 cent per litro.
Il prezzo del gasolio è in rialzo da marzo, quando ha raggiunto il minimo degli ultimi 5 anni (0,431 /litro). A giugno, questo carburante costa 0,484 euro/litro, tasse ed accise escluse. Rispetto ad un anno fa, il gasolio costa il 42% in meno, ma corrisponde a quello registrato a fine 2008. Nel confronto con i principali paesi europei, il prezzo del gasolio italiano è superiore di 7 centesimi di /litro rispetto alla Francia e di 6 rispetto a Germania e Regno Unito.
A giugno (media alla terza settimana), il differenziale del prezzo industriale del gasolio tra l'Italia e la media UE a 16 paesi è in lieve calo, passando da 4 a 3,9 centesimi al litro, di poco superiore alla media del 2008 (3,5 cent).
La media del prezzo tasse incluse della benzina delle prime tre settimane di giugno è pari a 1,288 /litro, corrispondente ad una diminuzione del 15% su base tendenziale; il calo è analogo a quello registrato in Eurolandia. Il prezzo italiano della benzina è superiore di 3 centesimi a quello della Francia, di 12 al Regno Unito, ma risulta inferiore di 12 cent rispetto alla Germania.
Analizzando l'incidenza della componente fiscale sul prezzo finale della benzina l'Italia presenta un valore inferiore a quello di Francia, Germania e Regno Unito (risp. 3, 9 e 2 cent); il peso della fiscalità in Italia è in linea con la media europea (differenziale < 1 cent).
A giugno, in Italia un litro di gasolio al consumo costa 1,088 /litro, + 2,6 centesimi rispetto a maggio (-28% rispetto a giugno 2008). La media parziale risulta superiore di 9 centesimi rispetto alla Francia, 2 alla Germania ed è inferiore di 12 centesimi rispetto al Regno Unito.
Dai dati settimanali, si rileva per il gasolio italiano una componente fiscale superiore di 4 centesimi rispetto alla media di Eurolandia, in linea con la francese, ma inferiore di 19 e 4 centesimi se comparata a quella vigente, rispettivamente, in Regno Unito e Germania.
Il Baltic Dry Index (BDI) è un numero indice fornito giornalmente dalla società Baltic Exchange, con sede a Londra che misura i prezzi del trasporto delle merci secche (metalli, carbone, cereali etc.) via mare su 26 tra le principali rotte mondiali.
La crisi attuale, iniziata nel 2008, ha portato il BDI al centro dell'attenzione degli analisti, in quanto ha anticipato il crollo delle quotazioni del petrolio. Inoltre, il traffico di navi container nei principali porti è considerato un buon anticipatore dell'attività economica mondiale. L'indice, dopo essere letteralmente crollato a novembre 2008, è in salita dall'inizio del 2009 ed ha raggiunto i livelli di settembre 2008.
Dal grafico in basso si nota la correlazione del BDI con il petrolio, nonchι il ritardo del prezzo del gas naturale su cui viene indicizzato.
Il grafico seguente presenta l'andamento del BDI rispetto alle quotazioni delle principali materie prime alimentari. Risulta evidente l'andamento fortemente correlato (non ritardato come nel caso del petrolio) tra il BDI e, soprattutto, le quotazioni dell'olio di palma, una materia prima fondamentale per l'industria alimentare e cosmetica (l'olio commestibile più prodotto al mondo insieme a quello di soia).
Le quotazioni dei metalli confermano la tendenza alla ripresa "segnalata" dal Baltic Index: nonostante il ristagno della quotazione internazionale dell'alluminio, sia il rame che il piombo registrano un sensibile recupero nel 2009 (+48% e +50%, rispettivamente), attestandosi ai livelli dello scorso ottobre.