
I prezzi più "caldi" e più "freddi"
Il settore bancario ed assicurativo
Inflazione, cosa entra e cosa esce dal paniere Istat 2009
I prezzi nelle fasi di recessione economica
I prezzi dei prodotti energetici
I prezzi industriali degli energetici - Focus su Utilities e Industria estrattiva
Questa Newsletter ha cadenza mensile ed è rivolta a consumatori, associazioni di categoria ed istituti di ricerca. Offre dati e analisi sulle più recenti dinamiche dei prezzi e dei mercati attraverso una sintesi iniziale e successive sezioni di approfondimento.
La Newsletter, curata dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico, con il supporto tecnico dell'IPI, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell'Area Euro.
Una sezione è dedicata all'analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia.
Questo numero contiene una breve analisi della dinamica dei prezzi del settore bancario ed assicurativo dal 2005; segue poi la descrizione delle variazioni del paniere Istat nel 2009 e delle variazioni dei pesi dei 12 capitoli di spesa.
La sezione successiva contiene una breve disamina sull'evoluzione dei consumi, considerati un'importante spia dello stato di salute dell'economia.
Segue un'analisi dell'evoluzione dei prezzi industriali ed al consumo per le famiglie di operai ed impiegati in Italia nelle fasi di recessione economica.
Particolare attenzione viene dedicata ai mercati energetici sia sotto il profilo internazionale che interno attraverso un'analisi dell'andamento del tasso di cambio dollaro-euro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali paesi europei.
In conclusione, viene analizzata la dinamica di lungo periodo dei prezzi industriali dei principali prodotti energetici.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.
(1) Indicatore sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo che si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore e che esclude dal paniere, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita.
Il tasso d'inflazione tendenziale nell'Area Euro a gennaio 2009 è stato dell'1,1%, in discesa per il sesto mese consecutivo (1,6% a dicembre) dopo l'accelerazione dei primi sette mesi del 2008. Nell'ambito di una generalizzata tendenza discendente, i capitoli di spesa che registrano i tassi di crescita più accentuati sono le Bevande alcoliche e tabacchi (+3,3%), le Spese per alloggio, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+3,2%), i Beni alimentari (+3,2%) e gli Alberghi e i ristoranti (+3%); i prezzi dei Trasporti registrano, invece, un'ulteriore e più ampia flessione: -3,2% (rispetto al -2,5% di dicembre). Secondo le anticipazioni diffuse dall'Eurostat, a febbraio, sembra interrompersi la tendenza discendente, con il tasso d'inflazione all'1,2% nell'Area Euro ed all'1,5% in Italia.
A gennaio, l'inflazione continua a rallentare in tutti i principali paesi, in particolare, in Spagna, Germania e Francia. Per l'Italia, il tasso d'inflazione armonizzato si è attestato all'1,4%, in flessione di un punto percentuale rispetto al mese di dicembre dello scorso anno (+2,4%). Secondo le anticipazioni diffuse dall’Eurostat, a febbraio, sembra interrompersi la tendenza discendente, con il tasso d’inflazione all’1,2% nell’Area Euro ed all’1,5% in Italia.
In Italia, l'inflazione di fondo (al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) si attesta al 2% in netta flessione rispetto al 2,8% di dicembre ad un livello di poco più elevato rispetto all'area dell'Euro (+1,8%), dove scende leggermente rispetto al mese precedente (+2,1%).
I prezzi dei prodotti energetici continuano a scendere sia in Italia (-5,5% a gennaio e -1,3% a dicembre) che, in misura più lieve, nell'intera Area Euro (-5,2% a gennaio contro il -3,7% di dicembre).
Analogamente, in Italia e nell'Area Euro, la dinamica su base annua dei prezzi degli alimentari non lavorati continua decelerare anche se con ritmi più attenuati (a gennaio +2,5% in Italia, +2,6% nell'area dell'Euro).
Il differenziale inflazionistico a favore dell'Italia risulta rilevante per alcune voci di spesa: in testa alla graduatoria si trovano le Attrezzature telefoniche e di telefax (4,4 punti percentuali), i Servizi relativi ai viaggi "tutto compreso" e agli alloggi (4,3), i Pacchetti vacanza (3,7 punti percentuali) e gli Altri articoli e accessori per l'abbigliamento (3,3). Per converso, il differenziale inflazionistico è particolarmente sfavorevole all'Italia nel caso delle Apparecchiature fotografiche e cinematografiche e gli Strumenti ottici e delle Apparecchiature per l'elaborazione delle informazioni (6,8 punti percentuali), dei Combustibili liquidi (6,4 punti percentuali), delle Apparecchiature per la ricezione, la registrazione e la riproduzione di suono e immagini (5,5).
L'inflazione a gennaio scende all'1,6%, dal 2,2% di dicembre e dal 2,7% di novembre, ma continua ad essere alimentata dagli aumenti dei prodotti alimentari, a fronte dei quali si rileva tuttavia una fase di moderato rientro rispetto ai mesi precedenti, nonchè dal settore energetico regolamentato (gas) e dalle tariffe dei trasporti marittimi e aerei. In particolare, fanno registrare un aumento rilevante i prezzi dei generi alimentari di prima necessità (pasta +19,4%, olio di semi +19,3%, cereali e farine +16,2% e riso +12,3%), seguiti dalle tariffe del gas (+12,2%), dagli ortaggi e legumi secchi e conservati (10,6%), dai trasporti marittimi (+9,5%) ed aerei (+9,4%).
Si tratta, in gran parte, di prodotti acquistati con frequenza, presenti nei consumi delle famiglie con una quota del 4,8% e che partecipano per il 34% a determinare il livello della crescita tendenziale dell'indice generale dei prezzi.
(2) Le elaborazioni fanno riferimento alle voci di prodotto del paniere Istat dell'anno 2009, che corrispondono ognuna ad un insieme di beni omogenei. Ad esempio, per misurare la dinamica dei prezzi della voce "Pasta" vengono seguiti nel tempo i prezzi di tre prodotti considerati altamente rappresentativi: Pasta di semola di grano duro, Pasta all'uovo, Pasta ripiena. I dati indicati, pertanto, sintetizzano la variazione dei prezzi di tutti gli specifici prodotti compresi in quella voce.
La flessione dell'inflazione all'1,6% di gennaio è attribuibile principalmente alla diminuzione dei prezzi dei carburanti e dei prodotti tecnologici: Apparecchiature e materiale telefonico (-18,6%), Benzine (-18,2%), Carburanti (-16,2%), Combustibili liquidi (-15,3%), Apparecchi fotografici e cinematografici (-9,2%), Apparecchi ricezione e registrazione di suoni ed immagini (-7,3%).
Ulteriore contributo alla frenata è fornito dalle Patate (-5,6%) e dai Medicinali (-3%).
In complesso, i Bottom raggiungono una quota del 7,7% della spesa familiare ed apportano un contributo di oltre il 47% al rallentamento dell'evoluzione dei prezzi.
La crisi economica, partita dal settore della finanza, sembra riflettersi anche sull'andamento dei prezzi finali dei servizi bancari e di quelli assicurativi. In passato, questi settori avevano registrato aumenti sistematicamente e significativamente superiori alla media, contribuendo alla crescita del tasso di inflazione generale.
Dal 2006, invece, i servizi finanziari (che tuttavia non includono gli interessi sui prestiti, ma solo le commissioni pagate dai clienti) sono aumentati molto meno dell'inflazione, anche a causa dell'effetto rimbalzo rispetto ai forti rincari segnati nei due anni precedenti. Dal 2007 e fino all'ultimo trimestre dello scorso anno, gli stessi servizi sono diminuiti di prezzo rispetto a dodici mesi prima. Solo negli ultimi mesi, i prezzi dei prodotti bancari hanno ripreso a crescere.
Per quanto riguarda le assicurazioni su auto e moto (che, tuttavia, comprendono solo la componente RC e non quella per furto e incendio), le tariffe hanno seguito sostanzialmente il tasso di inflazione generale dalla metà del 2005 fino all'inizio del 2008, per poi crescere molto meno del tasso di inflazione (che tuttavia, da metà del 2007 a pochi mesi fa, era stato spinto verso l'alto dall'aumento dei prezzi dei carburanti e dei cereali). Tale moderazione è stata mantenuta anche negli ultimi mesi, caratterizzati dal rapido rientro delle quotazioni del petrolio.
Come ogni anno, anche nel 2009 cambia il paniere Istat per il calcolo dell'inflazione, sulla base della verifica della rappresentatività dei prodotti, dell'evoluzione tecnologica, delle tendenze dei mercati e delle differenziazioni regionali.

Nel 2009 il paniere per il calcolo dell'inflazione è composto da 530 posizioni rappresentative3 (erano 533 nel 2008), che costituiscono il campione di prodotti o di gruppi di prodotti per i quali vengono diffusi mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo. Nel paniere 2009 entrano le posizioni rappresentative "Pasta base per pizze, rustici e dolci", "Mais in confezione", "Chiave USB", "Film in DVD".
Per quanto riguarda le posizioni rappresentative, non si registrano uscite di posizioni già esistenti; gli aggiornamenti riguardano dunque l'ingresso di nuove posizioni e la modifica di alcune già comprese nel paniere.
Nella struttura di ponderazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), cinque capitoli registrano un incremento del loro peso relativo rispetto all'anno precedente: "Abbigliamento e calzature", "Abitazione, acqua, elettricità e combustibili", "Mobili, articoli e servizi per la casa", "Comunicazioni" e "Servizi ricettivi e di ristorazione". In termini assoluti, la diminuzione più rilevante riguarda il capitolo "Trasporti".
(3) Le Posizioni rappresentative sono quei beni e servizi, scelti sulla base di una pluralità di fonti e tra le tipologie maggiormente consumate, che costituiscono il maggior livello disponibile di disaggregazione del paniere.

Negli ultimi mesi del 2008 il clima di fiducia delle famiglie si è assestato su livelli storicamente bassi. Secondo i dati di fonte Isae, a febbraio 2009, l'indice della fiducia (dato destagionalizzato) sale a 104,1 punti dai 102,6 di gennaio, tornando sui livelli del dicembre 2007, mostrando così una prima tendenza al recupero.
Migliorano soprattutto le percezioni dei consumatori sulla situazione personale e quelle sul quadro corrente. L'indice relativo alle previsioni a breve termine rimane invece sostanzialmente invariato, mentre quello relativo al quadro economico generale registra una moderata flessione.
In questa fase, i consumatori sembrano risentire positivamente dal rallentamento della dinamica inflazionistica corrente e attesa: di conseguenza, migliorano i giudizi sulle possibilità di risparmio, sulla posizione finanziaria della famiglia e sull'evoluzione del mercato dei beni durevoli.

Secondo i dati dell'Istat, il più elevato livello di reddito disponibile pro-capite è stato registrato, durante il periodo 2001-2006, nella provincia autonoma di Bolzano, seguita dall'Emilia Romagna, dalla Valle d'Aosta e dalla Lombardia.
Nelle regioni del Mezzogiorno si registra, invece, il reddito disponibile pro capite più basso, soprattutto in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
Il grafico seguente evidenzia che le regioni centrali e settentrionali sono raggruppate tutte in alto a destra perchè il loro reddito disponibile medio per abitante si è mantenuto sopra la media nazionale, in tutti gli anni considerati. Le regioni meridionali sono, invece, tutte raggruppate in basso a sinistra, perchè il loro reddito disponibile pro-capite si è mantenuto al di sotto del livello nazionale.
La linea verticale divide le regioni che, nel periodo in esame, hanno migliorato la loro posizione relativa rispetto alla media nazionale da quelle che l'hanno peggiorata. In otto regioni la posizione relativa è migliorata (Piemonte, Lombardia, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna), mentre per le restanti si è verificato un peggioramento.
Dal 2001 al 2006, si registra una lieve diminuzione della variabilità media regionale del reddito pro-capite (il coefficiente di variazione passa dal 20% del 2001 al 18,7% del 2006); la disuguaglianza fra regioni è, quindi, in lieve flessione, anche se permane un forte differenziale tra Centro-nord e Sud.
Negli ultimi mesi del 2008 si sono moltiplicati i segnali di debolezza della produzione industriale italiana, penalizzata dalla riduzione della domanda finale sia interna che estera. La caduta dell'attività manifatturiera si è aggravata nel quarto trimestre, dopo il marcato calo nel terzo. Nel 2008, il Pil espresso ai prezzi dell’anno precedente è diminuito dell’1%, il calo più elevato dal 1975.
I prezzi dell'industria hanno registrato un picco nell'estate del 2008, attribuibile alle tensioni nei mercati del petrolio e delle materie prime, per poi risentire della progressiva contrazione dell'attività economica. Nel grafico seguente è evidenziata la dinamica dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali nel corso delle ultime quattro fasi di recessione dell'economia italiana4.
Nei precedenti episodi di crisi degli anni novanta e dei primi anni del nuovo millennio, i prezzi dei prodotti industriali, soltanto in occasione della crisi del 1992-93, si sono discostati significativamente dai valori di inizio periodo (+4,7% a luglio 1993 rispetto a marzo 1992).
La fase attuale, invece, è stata contraddistinta da una dinamica più accentuata: dopo una crescita progressiva e di intensità più elevata rispetto ai precedenti casi durata fino ad agosto 2008 (+8,4% rispetto ad agosto 2007), a partire da settembre i prezzi industriali stanno registrando un rapido rientro verso le quotazioni di inizio periodo.
(4) Nell'analisi sono stati presi come riferimento i periodi di recessione economica individuati dalla datazione ciclica dell'ISAE (si veda Rapporto ISAE, Le previsioni per l'economia italiana, febbraio 2009). Nel nostro "esercizio" si è posto uguale a 100 il valore dei prezzi all'inizio di ogni distinta fase recessiva.
Negli ultimi mesi, le pressioni inflazionistiche si sono allentate rapidamente. La forte impennata dei prezzi dei prodotti di base, che ha spinto l'inflazione al picco dell'estate 2008, ha subito una brusca inversione, trascinata da una domanda sempre più debole e da una diffusa incertezza.
Esistono punti in comune ed elementi di diversità fra l'attuale fase ciclica di recessione economica e quelle degli anni novanta e dei primi anni del nuovo millennio anche dal punto di vista dell'andamento dei prezzi al consumo. Nel grafico seguente è evidenziata la dinamica dell'inflazione (indice prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati)5 nel corso delle distinte fasi cicliche di recessione dell'economia italiana.
Nelle fasi precedenti, i prezzi hanno continuato a crescere; nella fase attuale, invece, dopo una crescita dei prezzi al consumo, a partire da settembre 2008, si registra una netta flessione delle tensioni inflazionistiche. Nel complesso, i prezzi al consumo sono cresciuti da agosto 2007 a gennaio 2009 del 3,9%; un valore superiore soltanto alla crisi del 1996 (+2,6%), ma che, attualmente, cala di mese in mese.
La discesa dei prezzi del petrolio e delle materie prime, unitamente alla forte caduta dell’attività economica, sta svolgendo una funzione di rallentamento del tasso di inflazione.
(5) L'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) si riferisce ai consumi dell'insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente. È l'indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio i canoni di affitto o gli assegni dovuti al coniuge separato.
I dati di febbraio confermano un prezzo del petrolio prossimo ai 40 dollari al barile; in particolare, il "Brent dated" nel 2009, pur con picchi giornalieri, rimane quotato poco sopra i 40$, confermando il prezzo di inizio dicembre, il minimo dal 2004. L'attuale recessione, infatti, deprime la domanda energetica, causando la discesa del prezzo del petrolio.
Sul mercato dei cambi, i dati aggiornati al 27 febbraio mostrano un recupero del dollaro nei confronti della divisa europea: da 1,36 di inizio gennaio a 1,26.
La media parziale di febbraio indica, per l'Italia, un prezzo industriale della benzina di 0,387 €/litro, in risalita di 2 centesimi rispetto a gennaio, corrispondente ad un calo del 32% rispetto a febbraio 2008. Il prezzo risulta, tuttavia, superiore di 4 e 6 eurocent rispetto a Francia e Germania; il differenziale sale a 10 nei confronti del Regno Unito. L'attuale prezzo industriale della benzina è sui livelli registrati a febbraio 2005.

I dati di febbraio indicano una riduzione dello stacco Italia-Unione Europea del prezzo industriale della benzina che passa da 4 a 3,2 €cent per litro rispetto a gennaio, inferiore alla media del differenziale registrata nel 2008 di 3,5 €cent al litro.

Come la benzina, anche il prezzo del gasolio sembra aver arrestato la sua discesa; il dato di febbraio conferma, infatti, un lieve recupero del prezzo industriale del gasolio (0,457 €/litro, rispetto a 0,453 di gennaio). In termini tendenziali, il prezzo di febbraio equivale a una flessione del 29% rispetto a febbraio 2008; un livello di prezzo simile è stato registrato a marzo 2005. Alla terza settimana di febbraio, lo scostamento del prezzo industriale del gasolio italiano è di circa 7 centesimi di €/litro rispetto a Francia, Germania e Regno Unito.

A febbraio, il differenziale del prezzo industriale del gasolio tra l'Italia e la media UE a 15 paesi è in aumento, passando da 2,7 a 3,6 centesimi al litro, che risale oltre la media del 2008 di 3,5 €cent.
Il prezzo alla pompa della benzina, alla prima metà di febbraio, è 1,140 €/litro, corrispondente ad un aumento del 2,2%, rispetto ai 1,116 €/litro registrati a gennaio. Rispetto a febbraio 2008 la benzina segna una flessione del 16%, in linea con quella registrata per Eurolandia. In Italia, la media alla terza settimana di febbraio evidenzia un prezzo al consumo della benzina in linea con quello di Francia, inferiore di 3 centesimi alla Germania, ma superiore a quello praticato in Spagna (dove l'IVA è minore) e nel Regno Unito (+13 €cent al litro), dove la benzina è tornata a costare poco più di un euro al litro.

Analizzando l'incidenza della componente fiscale sul prezzo finale della benzina sui dati puntuali del 23 febbraio, l'Italia presenta un valore inferiore a quello di Francia e Germania di, rispettivamente, 4 e 9 centesimi al litro. Con una differenza nell'ordine di millesimi di €/litro, è corretto affermare che, nel caso della benzina, l'incidenza fiscale, in Italia, appare in linea con la media europea.
A febbraio, in Italia un litro di gasolio al consumo costa 1,063 €/litro, in aumento rispetto ai 1,056 €/litro pagati a gennaio ma, comunque, in calo del 17% rispetto al prezzo di febbraio 2008 e ben lontano dai 1,514 €/litro di luglio. Il prezzo medio, aggiornato a metà mese, è superiore di 8 centesimi alla Francia ed Eurolandia, ma in linea con la Germania ed inferiore di 8 centesimi rispetto al Regno Unito.
Dai dati settimanali, si rileva che in Italia la componente fiscale gravante sul gasolio è di 5 centesimi superiore alla media di Eurolandia, ma inferiore di 15 e 3 centesimi se comparata a quella vigente, rispettivamente, in Regno Unito e Germania.
L'analisi di lungo periodo dei prezzi industriali relativi al comparto dell'energia e dei carburanti rivela una dinamica di un certo interesse. Nelle serie considerate (base 2000 = 100), che vanno da gennaio 2003 a dicembre 2008, infatti, è possibile notare che, mentre la maggior parte degli indici (Energia, Carburanti, Bitumi, Prodotti per il riscaldamento, ecc.) presenta andamenti molto simili tra loro e fortemente correlati all'andamento del prezzo del petrolio, le voci "Attività estrattive dei minerali energetici" ed "Energia elettrica, gas ed acqua" registrano una flessione in netto ritardo rispetto agli altri indici.
La spiegazione, nel caso di "Energia elettrica, gas ed acqua" è da ricercarsi nella formazione del prezzo del gas naturale. Il prezzo del metano, infatti, è collegato indirettamente a quello del petrolio mediante una formula che prevede 9-12 mesi di ritardo. Ne consegue che il prezzo attuale del gas naturale risente ancora del picco del prezzo del petrolio di luglio 2008. Inoltre, in Italia, gran parte della generazione di energia elettrica è assicurata da turbine alimentate a gas naturale; di conseguenza l'indice composto "Energia elettrica, gas ed acqua" sconta il ritardo della formazione del prezzo del gas.
La spiegazione dell'andamento della voce "Attività estrattive dei minerali energetici" è, invece, meno immediata. Tra i possibili fattori esplicativi, è possibile annoverare l'aumento dei costi di estrazione e di sfruttamento dei minerali energetici registrato a livello internazionale. Tali costi sono legati all'utilizzo di apparecchi ad alta tecnologia (per l'esplorazione), di macchinari per l'estrazione del petrolio e del gas, di impianti per la raffinazione (che necessitano di materie prime, come acciaio, gomma, carburanti) e di servizi di ingegneria, costituiti da capitale umano altamente specializzato. Questi costi non sono necessariamente scesi come il prezzo del petrolio negli ultimi mesi.