
� I prezzi più "caldi" e più "freddi"
� Le tariffe dei servizi alle persone
La Newsletter, curata dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per la Concorrenza e i Consumatori1 del Ministero per lo Sviluppo Economico, con il supporto tecnico dell'IPI, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell'Area Euro.
Una sezione è dedicata all'analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia.
Una sezione è dedicata alla dinamica delle quotazioni dei servizi alle persone in Italia.
La sezione successiva contiene una breve disamina sull'evoluzione dei consumi, considerati un'importante spia dello stato di salute dell'economia.
Particolare attenzione viene dedicata ai mercati energetici sia sotto il profilo internazionale che interno attraverso un'analisi dell'andamento del tasso di cambio dollaro-euro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali paesi europei.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.
(1) La gestione dell'Osservatorio Prezzi e Tariffe, nella nuova organizzazione del Ministero dello sviluppo economico derivante dal Decreto del Presidente della Repubblica 14 Novembre 2007, n. 225, e dal decreto ministeriale 19 febbraio 2008, è affidata all'Ufficio V - Monitoraggio prezzi - della Direzione generale per la concorrenza e i consumatori, costituita nell'ambito del Dipartimento per la regolazione del mercato.
(2) Indicatore sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo che si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore e che esclude dal paniere, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita.
Il tasso d'inflazione tendenziale nell'Area Euro a settembre 2008 è stato del 3,6% in discesa dopo la crescita degli ultimi mesi (3,8% in agosto). I capitoli di spesa che hanno maggiormente contribuito all'inflazione sono stati le spese per alloggio, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+6,2%), i trasporti (+5,8%) ed i beni alimentari (+5,6%).
L'inflazione rallenta lievemente in tutti i principali paesi, in particolare, in Francia, Spagna e Germania. Per l'Italia il tasso di inflazione armonizzato si è attestato a settembre 2008 al 3,9%, in flessione rispetto al mese di agosto (+4,2%).
In Italia, l'inflazione di fondo (calcolata cioè al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) si attesta al +3,0% (+3,2% ad agosto) su livelli più elevati rispetto all'Area dell'Euro (+2,5%), dove scende leggermente rispetto al mese precedente (+2,6%).
La dinamica dei prodotti energetici è la stessa nell'Area Euro ed in Italia (+13,5%) mentre più elevato, anche se in calo, è in Italia l'incremento tendenziale dei prezzi degli alimentari non lavorati (+4,0% contro +3,6% dell'Area dell'Euro).
Per alcuni prodotti, il differenziale inflazionistico a favore dell'Italia risulta rilevante. Come nel mese precedente, in testa alla graduatoria si trovano, anche se con un divario in sensibile flessione, i combustibili liquidi (10,9 punti percentuali), i pacchetti vacanza (3,6), il gas (3,4), i supporti di registrazione (3,1 punti percentuali) ed il gruppo di prodotti latte, formaggio e uova (2,6). Altri gruppi per i quali si rileva un significativo vantaggio del nostro paese, sono: i servizi relativi ai viaggi "tutto compreso" e agli alloggi (2,4) ed i pezzi di ricambio e accessori per mezzi di trasporto personale (2,2).
Per alcuni prodotti è, invece, l'Italia che presenta un differenziale inflazionistico sfavorevole alquanto consistente. In testa alla graduatoria si trovano i trasporti aerei di passeggeri (12,4 punti percentuali), l'elettricità (6,6). Seguono le apparecchiature fotografiche e cinematografiche, strumenti ottici (6,4) e quelle per la ricezione, la registrazione e la riproduzione di suono e immagini (5,2), in netta flessione in Italia ma a ritmi meno accentuati rispetto all'Area dell'Euro. Altri prodotti con differenziali negativi sono i servizi di trasporto in complesso (4,7) ed i trasporti di passeggeri marittimi e per vie d'acqua interne (4,1 punti percentuali).
Nonostante il rallentamento dell'inflazione generale di settembre (+3,8% rispetto al 4,1% di agosto), attribuibile all'attenuarsi sia delle tensioni congiunturali dei prodotti energetici che di quelle tendenziali dei prodotti alimentari, le variazioni dei prezzi più significative continuano a riguardare i prodotti di prevalente consumo famigliare, in larga misura gli alimentari lavorati: l'olio di semi guida la classifica con un aumento del 26,7% rispetto ad un anno prima, seguito dalle tariffe dei viaggi aerei (+26% inferiore tuttavia rispetto al 40,7% di agosto), cereali e farine (+25,1%), pasta (+24,9%), combustibili liquidi (+20,1%), altri tipi di carburanti (+17,5%). La crescita del prezzo del burro registra un significativo rallentamento (11,6%) rispetto ad agosto (15,1%).
Nel loro insieme, coprono una quota del 7,1% della spesa delle famiglie e partecipano per oltre il 33% a determinare il livello dell'inflazione dell'ultimo mese.
Il contenimento dell'inflazione di settembre 2008 deriva dalla flessione dei prezzi di beni e servizi a media e bassa frequenza di acquisto, con un minore impatto sui bilanci familiari: apparecchiature e materiale telefonico (-22,3%), apparecchi per il trattamento dell'informazione (-13,9%), apparecchi fotografici e cinematografici (-8,7%), supporti registrazione suoni ed immagini (-6,6%), apparecchi per la ricezione e registrazione di suoni ed immagini (-6%), medicinali (-5,4%), patate (-4,5%).
Nel loro insieme i prodotti selezionati rappresentano una quota del 6,8% della spesa familiare ed apportano un contributo del 10% circa alla moderazione della dinamica generale dei prezzi.
Dall'inizio dell'anno, i servizi per l'igiene della persona (che comprendono le prestazioni di barbieri, parrucchieri, ecc.) hanno subito rincari inferiori all'inflazione, dopo aver registrato aumenti superiori in media per tutto il 2007 (fino ad un punto percentuale in più, su base annua).
Sin dal 2006, tuttavia, i servizi rivolti agli uomini (taglio di capelli) sono aumentati meno di quelli per signora (taglio, messa in piega e tintura), contrariamente a quanto era avvenuto nei due anni precedenti, quando i servizi dei barbieri segnavano rincari perfino doppi rispetto a quelli dei parrucchieri. Tra i servizi rivolti alle signore, è stato il taglio dei capelli ad aver registrato la dinamica dei prezzi più vivace, mentre il costo della messa in piega ha mantenuto una dinamica sostanzialmente costante dal 2004 in poi (attorno al +2,5% medio annuo).
(3) Le elaborazioni fanno riferimento alle voci di prodotto del paniere Istat dell'anno 2008, che corrispondono ognuna ad un insieme di beni omogenei. Ad esempio, per misurare la dinamica dei prezzi della voce "Pasta" vengono seguiti nel tempo i prezzi di tre prodotti considerati altamente rappresentativi: Pasta di semola di grano duro, Pasta all'uovo, Pasta ripiena. I dati indicati, pertanto, sintetizzano la variazione dei prezzi di tutti gli specifici prodotti compresi in quella voce.
(4) In questa sezione si fa riferimento agli indici dei prezzi al consumo NIC a livello delle posizioni rappresentative del paniere Istat. Il primo livello della classificazione del paniere considera 12 capitoli di spesa; il secondo è costituito da 38 categorie di prodotti; il terzo è formato da 109 gruppi di prodotto; seguono le 205 voci di prodotto; e infine le 533 posizioni rappresentative.
Negli ultimi mesi, il costo dei servizi alla persona(5) ha concorso ad attenuare la crescita dell'inflazione. A fronte di un aumento generale dei prezzi passato, su base annua, dal minimo di 1,5% ad aprile 2007 al 3,8% dello scorso settembre, i servizi di professionisti ed artigiani hanno registrato, nello stesso arco di tempo, rincari compresi tra 1,9% e 3,1%. Il divario negativo rispetto all'inflazione generale si è accentuato a partire da marzo 2008, quando era pari ad un solo decimo di punto, fino a toccare un massimo di 1,2 punti ad agosto.
Il contributo all'inflazione annuale di tali servizi, che assorbono circa il 29% del bilancio delle famiglie, è così rimasto stabile attorno a 9 decimi di punto (con un minimo di circa 8 decimi ad agosto). Al contrario, è cresciuto significativamente il contributo inflazionistico di tutti i servizi che sono erogati utilizzando energia, come i trasporti e la fornitura di gas ed elettricità, che è passato da valori prossimi allo zero (se non negativi) a metà del 2007, fino a 76 centesimi di punto ad agosto scorso (per poi tornare a poco più di 60 a settembre 2008).
(5) I servizi considerati comprendono: tutte le riparazioni e manutenzioni (comprese le lavanderie ed i servizi domestici), i servizi medico-sanitari, quelli di istruzione e ricreativi, la filiera della ristorazione e del turismo, i servizi libero-professionali, i servizi per l'igiene personale e le spese per il culto.
Considerando i dati del paniere Istat, l'ammontare complessivo delle spese sostenute dalle famiglie per i consumi energetici, per il ciclo integrato dell'acqua, per l'igiene ambientale, per i trasporti urbani e i taxi e per l'istruzione secondaria, risulta pari nel 2007 al 5,2% del complesso dei consumi. Il 37,1% della spesa del complesso di questi servizi è destinato ai consumi di gas, il 22,7% per l'elettricità, il 13,7% alla gestione dei rifiuti, l'12,5% ai servizi idrici, il 9,1% ai trasporti urbani, il 3,3% ai taxi e il restante 0,8% all'istruzione secondaria.
I cambiamenti in atto nel settore dei servizi di pubblica utilità sono stati accompagnati da un'accelerazione delle dinamiche tariffarie. Le principali tariffe dei servizi pubblici, in primis, quelle dell'elettricità e del gas naturale hanno, inoltre, risentito delle tensioni che negli ultimi mesi si sono registrate sulle quotazioni internazionali del petrolio e degli altri prodotti energetici.
Secondo le rilevazioni dell'Istat, nei primi nove mesi del 2008 le tariffe pagate dalle famiglie per i principali servizi in esame sono cresciute mediamente su base annua del 6,6%, a fronte di un tasso di inflazione del 3,5%. In testa alla graduatoria dei servizi più rincarati si trova l'energia elettrica (+9,1%), seguita dal gas (+7,6%), dall'istruzione secondaria (+7,2%), dai taxi (+6,4%), dall'acqua potabile (+5,6%) e dai rifiuti solidi urbani (+3,8%). Le tariffe dei trasporti urbani sono, invece, cresciute in misura significativamente inferiore rispetto al complesso dei beni e servizi del paniere dei consumi delle famiglie (+1,9%).
Il sistema economico internazionale è nel mezzo di una fase delicata, caratterizzata da una grave turbolenza finanziaria accompagnata da un diffuso rallentamento della crescita e da un aumento dell'inflazione. Nel quadro del generalizzato indebolimento dell'attività produttiva e della domanda, gli andamenti delle principali variabili macroeconomiche appaiono negativi. Secondo i dati più recenti della contabilità nazionale (fonte Istat), nel secondo trimestre 2008, il Pil ha registrato una flessione dello 0,1% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. La spesa delle famiglie residenti è diminuita dello 0,5%, confermando la fase di flessione che ha avuto inizio nel terzo trimestre del 2007.
Da luglio ad ottobre 2008, sono peggiorate le previsioni sulla dinamica del Pil in Italia relativamente all'anno corrente. Le principali Istituzioni internazionali e nazionali hanno rivisto ulteriormente al ribasso le stime; in particolare, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il Centro Studi di Confindustria (CSC) prevedono una lieve flessione su base annua del Prodotto interno lordo.
Sono peggiorate, in particolare, anche le previsioni sulla dinamica dei consumi delle famiglie nel 2008. Le stime più recenti relative ai consumi sono inferiori a quelle di luglio; tra queste si segnala una flessione dello 0,4% prevista dall'ISAE (+0,2% la relativa previsione in luglio).
Le prospettive di un rafforzamento congiunturale, previsto nei mesi scorsi da molti economisti, per il secondo semestre del 2008 e per il 2009, che avrebbe consentito un'accelerazione del ritmo di crescita del Pil e dei consumi interni, sono state sostanzialmente annullate dalla crisi finanziaria che rischia di avere un rilevante impatto negativo sull'economia reale.
In particolare, la tempesta finanziaria potrebbe causare un'ulteriore flessione del clima di fiducia sia dei consumatori che delle imprese e una restrizione creditizia, accentuando la caduta della domanda in questi ultimi mesi del corrente anno e per tutto il 2009. Si potrebbe delineare, quindi, per il 2009 uno scenario economico meno favorevole rispetto alle precedenti previsioni.
Tra le componenti interne del Pil, in particolar modo, i consumi privati potrebbero diminuire nel 2009 (-0,6% secondo le previsioni del CSC di ottobre), principalmente a causa della debolezza del reddito disponibile reale, della crescente incertezza e dei timori di un aumento della disoccupazione.
Il prezzo del petrolio di riferimento europeo (varietà "Brent"), pur con forti oscillazioni nell'ultimo mese, è tornato ai livelli di un anno fa. Un barile di greggio "Brent", dopo essere sceso a 86 dollari al barile ($/b) il 17 settembre ed aver raggiunto 102 $/b il 24 settembre, il 17 ottobre si è attestato a 70 dollari.
La discesa del prezzo del petrolio è imputabile alla crisi finanziaria mondiale con conseguente riduzione della domanda di greggio. La Goldman Sachs, che già a metà settembre aveva rivisto al ribasso il prezzo di riferimento della varietà "West Texas" per l'ultimo trimestre 2008, il 13 ottobre ha ulteriormente ribassato la previsione, portando la quotazione del greggio da 120 a 85 $/b.
L'OPEC, produttore di oltre il 40% del petrolio mondiale, ha abbassato la previsione per il prossimo anno di mezzo milione di barili al giorno (portandola a 87,2 mbg); di conseguenza, si attende che al meeting del 18 novembre a Vienna verrà tagliata la produzione di greggio.
Sul fronte monetario, dal picco di metà luglio a metà ottobre il dollaro si è rivalutato del 17,9% rispetto all'euro. A metà ottobre, infatti, un euro vale circa 1,34 dollari rispetto agli 1,58 di metà luglio.
Alla metà di ottobre, in Italia, il prezzo industriale della benzina è 0,562 euro al litro, superiore di circa 5 centesimi a quello della Francia, di 8 a quello registrato in Germania e di 4 rispetto al Regno Unito. La benzina industriale in Italia costa 2,8 centesimi di euro in più rispetto alla media di Eurolandia. In media mensile, il prezzo è tornato ai valori di inizio anno.
L'analisi del prezzo industriale, in media mensile, evidenzia come in Italia la benzina rimanga costantemente al di sopra della media dell'Unione Europea a 15 paesi, con un differenziale medio, da inizio 2007, di 3,4 euro cent. Nell'ultimo mese il differenziale medio è di 3,1 euro cent.
Anche il prezzo industriale del gasolio, 0,658 euro al litro a metà ottobre, continua la sua discesa, perdendo 11 centesimi di euro al litro rispetto al record di luglio, ma guadagnando oltre 7 centesimi rispetto ad un anno fa. Alla prima metà di ottobre, lo scostamento del prezzo industriale del gasolio italiano, rispetto agli altri paesi europei, è di 1,5 centesimi di euro al litro rispetto alla media di Eurolandia, che costituisce il divario minimo da inizio anno. Rispetto ai singoli paesi, il differenziale è di circa 5 centesimi rispetto a Germania e Francia ed in linea col valore della Spagna; anche il gasolio per autotrazione, come la benzina, è tornato ai livelli di inizio anno.
Il differenziale del prezzo del gasolio tra l'Italia e la media UE a 15 paesi, in media mensile, appare in netta flessione, raggiungendo 2,4 centesimi al litro a ottobre (media parziale).
Dall'inizio dell'anno alla seconda settimana di ottobre, il prezzo della benzina al consumo in Italia (tasse e accise incluse) rilevato dalla Commissione Europea, è passato da 1,377 a 1,352 euro al litro, segnando una flessione dell'1,8%, livello che rappresenta il valore minimo del 2008.
In Italia, la media parziale di ottobre evidenzia un prezzo al consumo della benzina in linea con quello dei principali paesi europei. Analizzando l'influenza della componente fiscale sul prezzo della benzina, è possibile notare come l'Italia presenti un valore inferiore a quello di Francia, Germania e Regno Unito.
Tra il picco registrato a luglio 2008 (1,528 euro/litro) ed il valore di 1,329 euro/litro della rilevazione del prezzo Italia operata dal MSE il 13 ottobre, il prezzo al consumo del gasolio è sceso di circa il 10%; dall'inizio dell'anno il calo è del 4%. La media, aggiornata a metà ottobre, presenta un prezzo medio italiano inferiore di ben 21 centesimi a quello praticato nel Regno Unito, ma superiore di 6 e 2 centesimi rispetto a Francia e Germania. Il confronto con Eurolandia produce un differenziale, a svantaggio dei consumatori italiani, di 7 eurocent al litro per il gasolio alla pompa.
In Italia, la componente fiscale gravante sul gasolio è di 4 centesimi superiore alla media dei 15 paesi europei, inferiore al Regno Unito ed alla Germania, ma più alta rispetto a Spagna e Francia.