
¯ I prezzi più "caldi" e più "freddi"
¯ Focus sulle filiere delle carni
La Newsletter, curata dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione
Generale per la Concorrenza e i Consumatori (1) (
DGCC) del
Ministero dello Sviluppo Economico (
MSE),
con il supporto tecnico dell’Istituto per la Promozione Industriale (
IPI), si apre con la descrizione
del nuovo paniere di beni e servizi che verrà utilizzato dall'Istituto
Nazionale di Statistica (
ISTAT)
per calcolare l'indice dei prezzi al consumo durante il 2008.
Nella prima parte della Newsletter si confronta la dinamica inflazionistica italiana con quella dell’area Euro.
Una sezione successiva è dedicata all’analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull'inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l'aumento complessivo dei prezzi (bottom). Segue un'analisi dei prezzi nelle filiere delle carni.
La seconda parte contiene una breve analisi di alcuni indicatori qualitativi sulle condizioni dei consumatori.
Particolare attenzione viene dedicata ai mercati energetici sia sotto il profilo internazionale che interno attraverso un’analisi dell’andamento del tasso di cambio dollaro-euro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del diesel in Italia e nei principali paesi europei.
Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più
recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito
www.osservaprezzi.it.
(1) "La Direzione Generale per la Concorrenza e i consumatori, costituita nell'ambito del Dipartimento per la regolazione del Mercato, è subentrata in questa competenza alla soppressa Direzione Generale per l'armonizzazione del mercato e la tutela dei consumatori, per effetto dell'attuazione del Decreto del Presidente della Repubblica 14 Novembre 2007, n. 225, con cui è stato emanato il Regolamento di riorganizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico."
(2) Indicatore sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo che si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore e che esclude dal paniere, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita.
La metodologia degli indici dei prezzi al consumo elaborati dall’Istat
prevede l'aggiornamento annuale sia del paniere dei prodotti per i quali vengono
rilevati i prezzi, sia dei pesi con cui i prodotti partecipano al calcolo
degli indici. La principale finalità è mantenere nel tempo la
capacità degli indici dei prezzi di riflettere i cambiamenti nei comportamenti
dei consumatori.

Nel 2008, rispetto all’anno precedente, escono dal paniere l’hamburger
surgelato e i cucirini; entrano l’insalata in confezione, il navigatore
satellitare, i giochi elettronici per console, il combustibile solido e il
pranzo con piatto unico.
Nella struttura di ponderazione degli indici dei prezzi al consumo per l’intera
collettività (NIC), sei capitoli registrano un incremento del loro
peso assoluto. I più importanti incrementi riguardano nell’ordine:
Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+0,48 punti percentuali rispetto
al paniere 2007), Servizi ricettivi e di ristorazione (+0,23), Altri beni
e servizi (+0,12). Le diminuzioni riguardano gli altri sei capitoli. Le più
significative sono: Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,41),
Ricreazione, spettacoli e cultura (-0,23) e Comunicazioni (-0,17).

Dal 1998 al 2008 sono aumentati, in linea con le modifiche relative alla composizione
dei consumi delle famiglie, soprattutto i pesi dei capitoli Trasporti (+3,8
punti percentuali), Servizi ricettivi e di ristorazione (+3,1) e Comunicazioni
(+1). In forte flessione i pesi dei capitoli Abbigliamento e calzature (-1,8),
Prodotti alimentari e bevande analcoliche (-1,7) e Spese sanitarie (-1,2).
Nel complesso i pesi di cinque capitoli sono aumentati mentre i restanti sette
sono diminuiti.
Il tasso d'inflazione nell’area Euro a gennaio 2008 è stato del 3,2%, dopo il 3,1% di dicembre 2007. I capitoli di spesa che hanno maggiormente influito sull'inflazione registrata nell’ultimo mese in Europa sono stati i trasporti (+5,6%) ed i beni alimentari (+5,4%) che da soli spiegano oltre il 50% dell’aumento complessivo dei prezzi. Incrementi consistenti hanno interessato anche il capitolo dell’istruzione (+9,4%). L ’inflazione accelera in Francia e Spagna mentre decelera in Germania. Per l'Italia il tasso di inflazione armonizzato si è attestato a gennaio 2008 rispetto allo stesso mese dello scorso anno al 3,1% (contro il 2,8% di dicembre).
Il
vantaggio dell’Italia rispetto all’inflazione media europea si
riduce rispetto al mese di dicembre (0,1% a gennaio, rispetto allo 0,3% del
mese precedente), a conferma dell’accelerazione nella crescita dei prezzi
italiani in gennaio.
In Italia, l’inflazione di fondo (calcolata cioè al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) si attesta in gennaio al +2,6% su livelli più elevati rispetto all’area dell’Euro (+2,3%) come a dicembre. Più accentuata infatti è nell’Area Euro la dinamica inflativa dei prodotti energetici (+10,6% contro +8,3% in Italia) mentre solo di poco più elevato in Italia è l’incremento dei prezzi degli alimentari non lavorati (+3,7% contro +3,3% nell’Area Euro).
L'anticipazione del dato di febbraio riferito all'Area Euro si attesta al livello del mese di gennaio (+3,2%).

Per alcuni prodotti, il differenziale inflazionistico a favore dell’Italia risulta tuttavia molto accentuato. In testa alla graduatoria si trovano i combustibili liquidi (14,8 punti percentuali), i pacchetti vacanza (11,6 punti percentuali), l’istruzione (6,9 punti percentuali), il latte, il formaggio e le uova (6,2), i servizi telefonici e di telefax (6,1) e servizi relativi alle comunicazioni (5,5).
Nel
mese di gennaio 2008 non si attenua l’ascesa dei prezzi dei prodotti
energetici e del ramo alimentare e, rispetto al corrispondente mese del 2007,
gli aumenti più elevati riguardano in particolare i combustibili e
carburanti in genere (tra il 16 e il 12,4%), il burro (14,6%), i cereali e
le farine (13,3%), il pane (12,3%).
Tra i servizi si evidenzia un sensibile incremento di quelli domestici (11%) in seguito al rinnovo del contratto e all’aumento dei contributi sociali.
La graduatoria delle voci di prodotto che hanno fatto registrare gli aumenti più significativi comprende beni e servizi che incidono pesantemente sui bilanci delle famiglie e che, nel loro insieme, coprono una quota dell’ 8,2% della spesa per consumi e partecipano per il 36% al livello dell’inflazione.
I
prodotti che a gennaio 2008 registrano, invece, le flessioni dei prezzi più
rilevanti in termini tendenziali coprono una quota del 7,2% della spesa delle
famiglie italiane ed apportano un contributo di circa il 15% alla moderazione
della dinamica generale dei prezzi. Riguardano principalmente beni e servizi
a media e bassa frequenza di acquisto: apparecchiature e materiale telefonico
(-12,4%), apparecchi per il trattamento dell’informazione (-11,7%), servizi
di telefonia (-8,1%), apparecchi fotografici e cinematografici (-8%), pacchetti
vacanza (-6,3%), apparecchi per il trattamento di suoni ed immagini (-4,9%),
medicinali (-3,9%). Si registra inoltre un lieve calo dell’olio (-1,6),
dopo i forti rincari degli anni scorsi.
Il
complesso dei servizi al pubblico forniti dagli artigiani (riparatori, barbieri,
parrucchieri, ecc.) e dagli operatori della ristorazione (bar e ristoranti)
sono rincarati a gennaio, in media, del 3,5% rispetto ad un anno prima, con
una lenta ma progressiva accelerazione nel corso di tutto il 2007. Per le
famiglie, questo tipo di spese rappresenta attualmente il 14,3% del totale
dei consumi; l’incidenza sul tasso di inflazione complessivo è
stato dunque dell’ordine di mezzo punto percentuale.
Assai più dinamici si sono rilevati i compensi delle colf che, a gennaio, hanno registrato aumenti dell’11%, a causa del trascinamento degli effetti del rinnovo del contratto di lavoro, avvenuto a metà dello scorso anno e delle nuove norme sui contributi sociali. Poiché questi servizi pesano l’1,3% sulla spesa complessiva delle famiglie, l’impatto sull’inflazione generale è stato di circa un decimo di punto.
(3) Le elaborazioni fanno riferimento alle voci di prodotto del paniere ISTAT dell'anno 2008, che corrispondono ognuna ad un insieme di beni omogenei. Ad esempio, per misurare la dinamica dei prezzi della voce "Pasta" vengono seguiti nel tempo i prezzi di tre prodotti considerati altamente rappresentativi: Pasta di semola di grano duro, Pasta all'uovo, Pasta ripiena. I dati indicati, pertanto, sintetizzano la variazione dei prezzi di tutti gli specifici prodotti compresi in quella voce.
Il comparto delle carni si caratterizza per una dinamica dei prezzi al
consumo meno accentuata rispetto al complesso dei beni alimentari (+3,6%
a gennaio 2008 rispetto allo stesso mese del 2007, rispetto al +4,5% di
beni alimentari e bevande analcoliche). Solo il pollame presenta una dinamica
più sostenuta ma in decelerazione rispetto ai primi mesi del 2007.
Secondo le anticipazioni, a febbraio la carne avrebbe registrato un incremento del 3,7% anche se si segnala l'inversione di tendenza del pollame (-0,5% congiunturale e +5,7% tendenziale dal +6,7% di gennaio).
L’analisi della filiera evidenzia per le carni di pollo andamenti cedenti all’origine ed all’ingrosso in gennaio ed una stabilità del prezzo medio al consumo, con un conseguente aumento della forbice tra consumo ed ingrosso.

Andamento opposto si rileva per le carni bovine. Il prezzo medio al consumo aumenta in gennaio ma in misura minore rispetto a quelli medi all’origine ed all’ingrosso per cui il differenziale tra ingrosso e consumo che era aumentato nel corso del 2007 si riduce leggermente.
Gli
ultimi dati dell’ISAE, relativi a febbraio, segnalano un nuovo peggioramento
del clima di fiducia generale dei consumatori, che è comunque ancora
superiore di 5 punti rispetto al minimo registrato a metà del 2005.
A pesare sui giudizi delle famiglie sono soprattutto l’accelerazione
dei prezzi e le preoccupazioni sulla crescita economica nei prossimi mesi.
Il pessimismo dei consumatori non sembra riguardare invece la propria situazione economica e finanziaria, che mostra solo un lievissimo peggioramento rispetto ai livelli medi degli ultimi due anni e risulta di oltre 7 punti superiore all’ultimo minimo registrato a metà del 2004. Quest’ultimo indicatore è quello che influenza più direttamente le decisioni di consumo e di risparmio.
Nel
corso del 2007, il prezzo del petrolio Brent ha segnato un netto rialzo, passando
da circa 56 $ al barile alle attuali quotazioni che hanno superato la soglia
dei 100 dollari: un rialzo del 70% rispetto ad inizio 2007.
Il rafforzamento dell’euro rispetto alla moneta statunitense (+12% nel febbraio del corrente anno rispetto a gennaio del 2007) ha parzialmente attenuato l’impatto dell’aumento del Brent per i consumatori europei, limitando il rincaro della materia prima a circa il 55% rispetto a gennaio 2007.
Negli
ultimi tre anni il prezzo industriale italiano di benzina e gasolio, al netto
della componente fiscale, è stato costantemente superiore agli altri
paesi dell’Area euro. Il differenziale dell’Italia, rispetto ai
quattro paesi analizzati, tende ad aumentare nei periodi di discesa dei prezzi.
Il prezzo industriale della benzina ha mostrato una tendenza al rialzo a partire da gennaio 2007, passando da 0,44 a 0,59 €/litro a febbraio 2008.
Il prezzo industriale del gasolio è in crescita da febbraio dello scorso anno ed è attualmente a quota 0,66 €/litro.

Dall’inizio del 2007 alla fine di febbraio, il prezzo della benzina
al consumo (tasse e accise incluse) rilevato dalla Commissione Europea, è
passato da 1,20 a 1,38 €/litro, segnando un aumento del 15%. Dagli ultimi
dati disponibili, il prezzo della benzina al consumo in Italia (1,385 €/litro)
è inferiore a quello praticato in Germania (1,404 €/litro), superiore
rispetto alla Francia (1,379 €/litro) e, a causa della diversa imposizione,
più elevato di quello vigente in Spagna (1,128 €/litro), ma inferiore
a quello del Regno Unito (1,388 €/litro).
Il
prezzo al consumo del gasolio per auto è in rialzo da marzo 2007. In
Italia il gasolio è passato da 1,09 €/litro a gennaio 2007 a 1,30
€/litro di fine febbraio, superando il massimo di 1,29 €/litro di
dicembre. Si noti il livello superiore di prezzo vigente nel Regno Unito, nettamente
superiore agli altri paesi a causa del diverso regime fiscale.
I
prezzi del greggio sono caratterizzati da una crescita, iniziata nel 2003 e,
probabilmente, di natura differente da quelle viste in passato, spesso legate
ad eventi bellici. A differenza di episodi precedenti, il rincaro del greggio
è stato inoltre accompagnato da una consistente svalutazione del dollaro
rispetto alle valute europee.
Tra le possibili cause dei forti rincari figurano, in primo luogo, i limiti della capacità di estrazione e raffinazione, nell’attuale fase di forte domanda. Molti analisti, invece, evidenziano il progressivo esaurimento dei principali giacimenti. Secondo la prima spiegazione, il fenomeno sarebbe riconducibile ad un “picco dei prezzi”, dovuto ad un temporaneo disequilibrio tra domanda e offerta, che verrà superato non appena la produzione mondiale riprenderà a crescere, anche grazie agli investimenti delle compagnie petrolifere, che attualmente hanno raggiunto i livelli massimi degli ultimi quaranta anni.
Al contrario, i fautori del cosiddetto “picco delle quantità” sostengono che non vi siano più margini per agire sull’offerta, in quanto molti paesi produttori hanno già raggiunto il picco di produzione e si avviano, più o meno rapidamente, verso il declino. Tutti gli analisti evidenziano comunque un’elevata incertezza sulla reale consistenza delle riserve di greggio e, di conseguenza, sul futuro andamento (sia di breve che di medio periodo) delle quotazioni internazionali.